«Non lasciamoli al freddo» Un appello per i profughi alla sindaca di Roma (CorSera, 30.11.16)

«Non lasciamoli al freddo» Un appello per i profughi alla sindaca di Roma (CorSera, 30.11.16)

Il primo dato di realtà è che le persone non devono vivere per strada. Nel freddo e nella sporcizia, forzosamente causata anche da loro stesse.

Il secondo dato di realtà è che a Roma alcune persone stanno vivendo per strada da mesi.

Il terzo dato di realtà è che esiste la possibilità di montare per loro delle tende regalate da privati, a costo statale zero, su un parcheggio inutilizzato dietro la stazione Tiburtina.

Ma l’area non viene concessa. Non si dice no, si rimanda di giorno in giorno.

E a questo punto fa davvero freddo.

In primavera era stata individuata dai volontari (sottolineo volontari) del Baobab l’area coperta dell’Ittiogenico, in zona Tiburtina.

Sono stati sgomberati. Ed è stata sgomberata la tendopoli di Via Cupa.

Di fronte a una serie di dati di realtà di questo genere le reazioni possibili sono tre:

1. ignorare il problema (è troppo più grande di me, non ce la posso fare)

2. spaventarsi e respingere (cos’è questa fiumana nera di gente che invade il mio quartiere, la mia vita?! Tra loro si potrebbero nascondere dei delinquenti!)

3. ragionare, comprendere e accogliere.

Proviamo allora a fare un ragionamento elementare: queste persone rischiano la vita per arrivare qui.

Dunque sono persone tanto più spaventate e disperate di noi. Se anche volessimo, non potremmo fermarle.

Scappano da guerre, da una miseria e da una paura per noi inimmaginabili. Sognano una vita come la nostra. Muoiono a frotte nei mari e nei vani motore dei barconi. Muoiono per asfissia.

Credete che si blocchino per qualche notte all’addiaccio?

Il futuro del mondo è questa mescolanza di razze e culture.

Resistere, erigere muri e filo spinato, serve solo a far morire altra gente, come i ragazzi folgorati o schiacciati dai treni sotto gli occhi dei loro amici nei tentativi di passare clandestinamente le frontiere chiuse.

Serve solo a rimandare il problema, a lasciarlo irrisolto ai nostri figli.

Noi non chiudiamo la frontiera, ma rendiamo invivibile la nostra capitale.  

Allora, su iniziativa di Carola Susani e come altri Piccoli Maestri, ho scritto alla sindaca Virginia Raggi e all’assessora Laura Baldassarre. Poi, ho pensato di unire alla mia la voce di altri che soffrono la preoccupazione costante di quei ragazzi al freddo. Carne e ossa come la nostra, che trema, ancora. E stavolta per causa nostra. Peggio: della nostra burocrazia. Vale a dire: della nostra indecisione o della nostra paura.

Sono le dieci di sera e da stamattina trascrivo nomi e cognomi di persone scandalizzate, addolorate. Persone che, come me, non comprendono come sia possibile non concedere un parcheggio in disuso a costo zero per far vivere meno peggio degli esseri umani. Nel momento in cui scrivo hanno firmato 715 persone. Nel momento in cui scrivo, Roma è sferzata dalla tramontana.

Questa umanità bella e accogliente non deve restare inascoltata.

Questa umanità del futuro.

Chiudo adoperando con amore le parole preziose pronunciate da Andrea Camilleri in Lontano dagli occhi, bellissimo e durissimo documentario di Domenico Iannacone e Luca Cambi: “Questa Europa già nel suo nascere aveva un vizio di origine: prima ancora di basare tutto su una moneta unica doveva basare tutto su un sentimento unico: il sentimento dell’unità vera, autentica, dell’Europa. È bastato poco perché alcune nazioni ritrovassero il peggio del loro essere. Stanno imprigionando se stessi, non stanno tenendo lontano gli altri. Imprigionano i loro cervelli dentro il muro che loro stessi erigono credendolo una difesa. C’è, in un gesto simile, la cecità del futuro”

Se volete firmare per l’accoglienza, questo è il link alla lettera:

http://www.mariagraziacalandrone.it/index.php?option=com_content&view=article&id=440:migranti-nessuno-di-noi-puo-chiudere-gli-occhi&catid=21:parla-con-lei&Itemid=152

Basta scrivere nome e cognome in fondo alla lista dei nomi di quelli che non vogliono chiudere gli occhi davanti alla bellezza del futuro.

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