Massimo Baldi (6.15)

 MASSIMO BALDI, il Risveglio
"Poesia" n. 305, giugno 2015

L’ottuso, il raschiante asfalto sul quale Massimo Baldi insiste all’inizio della propria declinazione di My funny Valentine (a contrasto, evocazione di una lieve, delicatissima canzone d’amore) rappresenta un letterale rasoterra, la mancanza di una consolazione: nell’oblio – o angelica – o, perlomeno, di un leopardiano “apparir del vero”. Il ritorno è impossibile, un abbraccio vero è ormai impossibile, anche il demone amoroso, al quale si era chiesto di restare, probabilmente in luogo del corpo amato, ha perduto la propria facoltà di spalancare il nostro sangue e le nostre braccia verso qualcosa di giusto, che pare sia andato irrimediabilmente perduto: “Mai si apre la scena / sull’ordine morale delle cose, / sullo stato di vera innocenza” viene detto, con voce chiarissima, nella seconda parte della silloge, quel risveglio che, due anni più tardi, è divenuto presa di posizione politica sull’amarezza della cosa mondana e della conduzione della cosa mondana. La viva sintesi di questo sguardo è rappresentata da un passaggio di bambini che tornano a frotte alle proprie abitazioni e non trovano alcun pranzo apparecchiato nelle cellette di quei caseggiati periferici, marginali, cresciuti su condutture maleodoranti e malsane – dove pure c’è vita – e grida – e odore che ha imbevuto le pareti.

Il poeta nuovo è presente nel presente storico e si è ormai emancipato dal suo immenso maestro Celan. Scrivevamo, su Dopoguerra delle vertebre, primo libro di Massimo Baldi: “Paul Celan è la guida magistrale di Baldi nel mondo della poesia e nel mondo “vero”, che pure gode di una cerea qualità onirica. La parola del poeta ci guida nel mondo e lo illumina, perché la poesia dice che siamo inermi in una “tregua”, per usare la parola intuita da Antonella Anedda nelle sue notti di pace apparente. Le vertebre sono allora la struttura linguistica di un essere umano, la colonna che lo tiene eretto rispetto alla rovina. E la foresta è il linguaggio che non spiega più il mondo, né tanto meno lo rinnova stillante sulla pagina – la “foresta nera” è quella dei segni d’inchiostro e dei malinconici elenchi di caduti e superstiti (boschi, nomi) e nulla veramente più esiste, caduto come un albero che rovina in pace il codice elementare della comunicazione tra gli umani. Il sacro, se c’è, sta nella compassione dell’effimero. Anche qui tutto è solo e mortale, tutto è postumo, anatomico e industriale, siamo nella archeologia semiviva della parola, che nell’anima riscontra la meccanica e la matassa di valvole di uno stabilimento postpostmoderno tenuto in piedi dal vuoto urbano che ha intorno. Siamo sempre un passo dopo l’umano – un passo dopo il linguaggio convenuto. Abbiamo appreso molte lezioni per arrivare a parlare questa lingua esattissima: lezioni offerte (dalla poesia che ci ha preceduti) e inferte (senza che lo volessimo, dalla storia, che assumiamo come se fosse un valore nostro).”

Qualche anno più tardi, ora che Baldi ha portato sulla terra il suo stile nuovo e concreto, possiamo concludere ancora che qualcosa alla fine ci salverà, qualcosa è rimasto aperto, qualcosa di vivo osa ancora parole parlanti come “giustizia”. La poesia serve ancora a ridarci fiato nel momento esatto in cui ci rivela che stiamo soffocando. Baldi non ha paura a confermarci che siamo soli e mortali ma, poiché siamo tutti, proprio tutti, soli e mortali, non siamo in fondo così soli e non dovremmo nasconderci le nostre rovine, ma restare piuttosto propensi alla parola “bene”. Nell’ultimo frammento viene infatti apertamente dichiarata la posizione esatta del futuro: la vittoria invisibile sarà quella dei giusti, di quelli che sono stati sconfitti nella sommersa guerra mondana, ma avranno intelligenza e intenzioni bastanti per imbandire le tavole – forti del loro umile, irragionevole amore, forti del loro perdono alla meschina umanità degli uomini. Quella dei giusti è una somma, una figura composita, disseminata in molte creature umane, che ripetono ciascuna il segmento di un gesto di offerta. Ripetere il gesto di offerta, ciechi e sordi alla cupa minaccia umana, sembra la via possibile del “bene” indicata da Baldi. Non vogliamo che credergli.

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