Solo per la Verità

uno spettacolo su Thadea, la figlia segreta di Carlo V

[...] L’amore “rammollisce”, diceva Sinibaldo. Diceva sempre che andava bene così, tra noi, come tra fratelli, perché l’amore è una sabbia mobile, ti fa affondare in zone troppo morbide e indifese della tua anima, fino a soffocare l’immagine compatta di te alla quale ti sei abituato, che hai montato, mattoncino su mattoncino, negli anni, con la calce ingrigita dell’abitudine, manovrando sovrappensiero il preziosissimo tempo che ti appartiene, la tua stessa vita.

L’amore mette tutto in discussione, ti domanda chi sei, con ferocia. È un animale dagli occhi di miele e tu ti fidi come un cieco di quello sguardo che tutto vede, lo lasci entrare nel tuo petto e quello, dopo che ha fatto il nido nel segreto più oscuro del tuo cuore, sfodera unghie e denti e incide a sangue, incide nel tuo cuore un nome nuovo. O meglio, il nome vero! Incide a fuoco sopra i tuoi lineamenti lineamenti nuovi. O meglio, i lineamenti iniziali!

Se non stai attento, l’amore ti rivela a te stesso! Ti rivela chi sei! Anzi, chi eri. E quello che di te hai perduto vivendo. Rende fluorescente ogni goccia, tridimensionale ogni istante di vita. Scalfisce la tua vita nel profondo, scoperchia il verminaio delle tue notti e non ti lascia pace. Così diceva.

Non mi ha mai voluto raccontare che inguaribile male (o bene, sospettavo!) gli avessero fatto… Ma sorrideva amaro, quando diceva

“L’amore ti rende dipendente come un bambino, Thadea cara. E io voglio essere padrone della mia vita.”

Non so se avesse torto, Felipe, so che la cosa più simile all’amore che ho provato è stato il groviglio incendiario di sentimenti quel giorno nella Basilica, davanti a nostro padre. Ero arsa, travolta, come diceva mio marito. Frastornata, confusa, aggiogata, non ero più me stessa. Io ero trascinata via da me.

Forse aveva ragione, il mio povero, caro marito.

Sia come sia, per quattordici anni abbiamo avuto i risvegli sereni di due fratelli.

Andiamo spesso a passeggiare, al mattino presto. Sono i nostri momenti felici: sorridiamo, a braccetto, alla città che si sveglia. Siamo un uomo e una donna giusti e luminosi. Senza ambizioni, senza desideri, pacifici e contenti del proprio. I giorni scorrono uno uguale all’altro, lisci come olio e profumati, in un unico grande respiro che chiamiamo vita.

Per paura, abbiamo trovato al primo colpo la formula migliore per un matrimonio che sarebbe stato lunghissimo: senza passioni, senza aspettative. Senza figli. [...]

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