Internet è il fast food della poesia (Slam[Contem]Poetry, 19.4.18)

Dimitri Ruggeri (Dima Amid) intervista Maria Grazia Calandrone

Miss Poesia, la poesia-performance in TV” (Slam[Contem]Poetry, 19.4.18)

1)  Pensi che oggi si dia abbastanza attenzione alla valorizzazione e alla divulgazione della poesia? In passato ci sono stati importanti trasmissioni come L'Aquilone su RAI 1 mentre oggi non ci sono programmi ad hoc. Cosa può fare ancora la TV? I talent possono essere “validi” sostituti?

Il rapporto tra i poeti e la televisione pone il problema del tempo.

La poesia, per come la si è sempre intesa, richiede un tempo lungo di assorbimento ed elaborazione. La televisione che si fa oggi è invece molto veloce, i dibattiti (primi fra tutti quelli politici) si sono trasformati in ineleganti attacchi reciproci privi di contenuto costruttivo, i sentimenti delle persone sono sovraesposti, la parola d’ordine è attirare immediatamente l’attenzione, bucare lo schermo, gettare l’esca sulle tavole dove le famiglie cenano e sui divani dove poi sonnecchiano.

Rimango comunque certa che la poesia, letta – letta bene – in televisione,  si farebbe notare come e probabilmente meglio di tanti programmi che scorrono sulle vite delle famiglie come se non fossero mai state visti (tanto è vero che ho anche lanciato un appello “contro l’attacco alla poesia da parte del Festival di Sanremo”). E l’esperimento della fine degli anni Ottanta di Giorgio Weiss lo dimostra, perché la piccola trasmissione, che era una semplice disfida poetica, senza contorni di musica, né balletti o valletti, raggiungeva ottimi ascolti. 

Un mezzo ancora più nuovo, che ha favorito la diffusione della poesia è certamente internet. Ma in internet può essere trasmessa solo la poesia scritta per venire immediatamente compresa e consumata, perché il nostro tempo di lettura in rete è molto breve, ed è interrotto ripetutamente da suggestioni che ci distraggono.

Internet è il fast food della poesia.

La “poesia slow food” richiede solitudine e silenzio, il rapporto uno-a-uno con la pagina e con il proprio personalissimo tempo di elaborazione.

Ho però la certezza che questa pausa, di lettura, di riflessione e contatto con sé stessi e i propri sentimenti e desideri, sia considerata pericolosa: al mercato è più utile un cittadino frettoloso, ormai quasi incapace di concentrazione, bombardato com’è da un tale numero di informazioni che è impossibile ne trattenga quotidianamente neanche un decimo.

2)  A tuo avviso la poesia letta ad alta voce può essere più efficace di quella che resta nel libro? Come ci si può riappropriare della collettività? Del pubblico?

La poesia ha il suo pubblico. Qual è il termine di paragone per definirlo vasto o invece esiguo?

Se parliamo di raggiungere un gran numero di persone contemporaneamente, la radio è un mezzo efficacissimo, che utilizzo personalmente da molti anni per leggere poesie, ovviamente di altri se la conduzione del programma è mia, come nel caso di “Qui comincia” o delle 21 puntate di ”Alfabetiere” che ho recentemente scritto e condotto per Radio3Suite.

Dunque la risposta alla tua domanda (che però in questo caso sono due) è nei fatti: amo e pratico la poesia letta ad alta voce, la ritengo utilissima a suscitare curiosità, ma non la ritengo comunque esaustiva: una poesia che si brucia in un unico ascolto diretto non è poesia.

Quanto alla televisione sarebbe certamente un mezzo per avvicinare quella che tu, con una parola bella, definisci “collettività”.

3)  Ci racconti qualche aneddoto della puntata in cui hai partecipato?

La cosa che mi è rimasta più impressa c’entra e non c’entra con la poesia: mi hanno truccata, benché io non sia abituata a truccarmi. Avrei voluto presentarmi al pubblico televisivo con la mia faccia consueta, ma mi hanno spiegato che non è possibile, perché le luci degli studi televisivi sono bianche e fanno brillare i volti. Così, ho dovuto acconsentire e mi sono anche divertita.

Dico che questo c’entra con la poesia perché l’episodio può essere letto in senso metaforico: cambiando il mezzo della sua rappresentazione, la poesia (la poetessa, nel caso specifico!) deve modificare leggermente anche la propria sostanza.

4)  In questi anni hai avuto modo di partecipare ad altri contest letterari, poetry slam o altri format analoghi? Possono, secondo te, essere considerati come strumenti per divulgare le proprie opere o altro?

Ho partecipato a diverse esperienze di poesia fuori dalla pagina. La prima negli anni Novanta, per merito di Alessandro Agostinelli, che ideò il festival “Presso tutti”, ovvero mise dei megafoni in mano a un gruppetto di poeti e li sciolse per la città di Pisa: nei mercati, nei centri commerciali, dai balconi dei quotidiani. Fu una grande esperienza di condivisione, fatta con persone che sono rimaste amiche nel tempo, come Laura Pugno e Vincenzo Ostuni e lo stesso Alessandro. In quel caso, potemmo tutti constatare l’interesse e la curiosità da parte dei passanti. Del resto, la poesia arriva sempre inattesa. Spesso anche indesiderata.

Più tardi, nei Duemila, ho collaborato con Stefano Savi Scarponi, che ha composto sul suono della mia voce le musiche di “Senza bagaglio”, un “videoconcerto per vivavox & electronics”, che abbiamo replicato in molte città anche europee, come Parigi, Istanbul e Belgrado. Il compositore ha adoperato la mia voce come uno strumento fra gli altri, al di là del senso semantico delle parole, non ha voluto scrivere un insignificante “sottofondo musicale”, ma ha intrecciato le note degli strumenti al suono prodotto dalla voce umana.

Questi i due eventi più appropriati a rispondere. Non posso però omettere di raccontare la lettura di poesie fatta per i migranti transitanti ospiti di “Baobab Experience”, esperienza che ho raccontato in un articolo uscito sul “Corriere della Sera”.

Nel caso di realtà come questa o di lettura nelle carceri, noi constatiamo la potenza e il limite della poesia.

Per tornare alla domanda: non amo nessuna delle categorie precostituite, amo tutto quello che serve a opporsi alla direzione verso il precipizio nel quale dalla metà del secolo scorso viene spinta la società occidentale.

Per fortuna la storia e la geografia stanno cambiando sotto i nostri occhi, non ci annoieremo per molto!

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