Giardino della gioia (Mondadori 2019)

Una straordinaria energia espressiva caratterizza questo nuovo libro di Maria Grazia Calandrone. Un’energia dirompente che corrisponde, peraltro, alla capacità di rapportarsi con il reale in modo reattivo, singolare e diretto, e che le consente di offrire una testimonianza vitale sulla molteplicità aperta in cui vive la sua esperienza. E sulla materialità dell’esserci, sulla sua presenza e sul suo vuoto, tra vita e pseudo vita, nelle innumerevoli variabili dell’amore (che «sprofonda gli amanti / nella radiosità del mondo vero»), della gioia e del dolore, della sessualità e della morte. Tutto questo nella vicenda quotidiana e insieme nell’avventura, misera e mirabile al tempo stesso, dei corpi, nella «pasta di pane» dell’«affabile carne umana», in un mondo che appare, nelle sue contraddizioni, «radioso e gentile – e così bello, privo di senso: perfetto». Maria Grazia Calandrone compie poi una serrata indagine sul male, con le formidabili sezioni dedicate a casi di cronaca nera. Ma si muove in profondo anche di fronte alla realtà storica del nostro tempo, come nel poemetto reportage sulla Bosnia. L’autrice non si affida al frammentismo delle impressioni, ma ogni volta costruisce un organismo testuale libero eppure di interna e controllata coerenza, nei singoli capitoli come nella ricca unità del libro che qui ci propone. In virtù, poi, di una sensibilità di stile e forma, si muove sulla pagina usando un metro molto duttile, variabilissimo, che va dalla parola-verso alla totale apertura della prosa poetica. Giardino della gioia è un’opera che impone Maria Grazia Calandrone come una delle figure di maggior rilievo nella poesia del nostro tempo. (Maurizio Cucchi)

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