Il cielo nello specchio della toeletta (Ponte alle grazie 2021)

Il cielo nello specchio della toeletta

È mattina. Amanda è sola, in piedi, in una veranda molto luminosa, arredata con divani, poltrone e un grande cavalletto col dipinto di un nudo femminile azzurro con estintori, probabilmente una Giovanna d’Arco completata a metà.

Molte altre tele sono appoggiate contro le grandi vetrate, che danno sul giardino. Sul davanzale di una finestra ci sono vasi di fiori colorati, a terra un piccolo innaffiatoio di latta laccata di bianco.

A fondo scena, una toeletta con un grande specchio ovale, la superficie rivolta verso il pubblico, in modo che il pubblico possa vedere il cielo riflesso nello specchio.

Amanda chiacchiera amabilmente con gli spettatori, passeggiando avanti e indietro per la stanza e agitando spesso le mani, nel suo modo elegante e ironico. 

AMANDA

«Le donne non sanno dipingere!»

Una tra le storie d’amore più strampalate al mondo è iniziata così, con un genio che dice una cazzata e una ragazzina tutta ossa che raccoglie la sfida.

La ragazzina ero io. Diciannove anni, uno scheletrino allegro, alto come un maschio e con la voce da uomo. Potevo non piacergli? A lui, il gran Maestro della libertà e dei sogni? Il grande capo onirico, petit Dalí… Il Salvatore…

Con quel nome, poco ci mancava che si credesse il redentore dell’umanità!

Io incarnavo… [ride] … beh, si fa per dire “incarnavo”... diciamo meglio “indossavo” la confusione, il principio di indeterminazione che gli piaceva tanto! Il mio corpo era in bilico, senza confini.

Ma poi… Uomo, donna… Che sarà mai, quest’idiozia?

Solo etichette! Che senso ha infilare un corpo dentro uno schedario, col cartellino sopra? Mica stiamo all’obitorio! [ride]

Il corpo vivo cambia ogni giorno! Solo i morti non cambiano. Ma i morti sono freddini, proprio nessuna empatia, eh? Infatti, io non morirò mai! [ride]

Per me uomo, donna, caimano o gabbiano, che importa? Conta solo quanto una persona sta bene dentro il suo corpo.

Le persone che stanno bene non sono aggressive, magari nelle giornate migliori arrivano pure a preoccuparsi per gli altri! [ride]

Che noia stare lì a guardarsi allo specchio e chiedersi chi sono! Come faranno a essere felici guardando solo la loro faccia che li guarda? [sbuffa]

Mica voglio dare ricette eh? A proposito di faccia: ognuno faccia come crede! [ride] Però a me piace giocare con la vita, da quando sono nata. E la mia vita si è fatta acchiappare, rilanciare, cambiare posto all’improvviso, come una pallina colorata. Ve le ricordate, quelle palline magiche che andavano di moda negli anni Settanta? Quando io ero appena nata, no? [ride] Le SuperBall. Le palline di gomma che rimbalzavano impazzite per tutta la stanza. Quelle!

Le ha inventate un chimico. Norman Stingley. Una mattina si sveglia e gli viene in mente di vulcanizzare lo Zecton con lo zolfo. La gente è strana, eh? [ride]

Però, senza volerlo, ha costruito l’immagine in 3D della mia vita! O magari voleva farmi un omaggio, chissà! Pure io, sembravo uscita dal laboratorio di uno scienziato pazzo!

Non ho mai programmato niente, ho seguito il corso degli eventi e mi sono trovata sempre bene: ho scivolato, liscia come l’olio, dietro la vita. E la mia vita mi ha seguita, ovunque. Affezionata. Un cagnolino, eh? Siamo andate d’amore e d’accordo!

Adesso la smetto, altrimenti pensate che sono un monaco zen, altro che icona! Icona, poi… Le icone stanno sopra le lapidi dei cimiteri. O nelle chiese russe… che non sono tanto più allegre… 

SALVADOR

entrando lentamente in scena sotto forma di ombra col mento all’insù

[senza enfasi] Naturalmente, sono immortale.

AMANDA

Amanda ha un leggero soprassalto

[sottovoce verso il pubblico] Parli di cimiteri e spuntano i baffetti!

[all’ombra] Petit Dalí, buongiorno! La prossima volta magari bussa…

SALVADOR 

Bussare, bussare alle porte dell’Universo delle tue spalle…

Buongiorno a te, mi àngel…

Sono immortale, dicevo…

AMANDA

[sottovoce verso il pubblico] Fa così, ogni tanto si ripete…

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