Gernika (11.07, Theatre en vol)

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Theatre en Vol

Sassari, novembre 2007 
regia Giancarlo Savino 
attori Gian Giorgio Cadoni, Alessandro Doro, Michèle Kramers, Antonella Puddu, Puccio Savioli, Francesca Ventriglia 
I testi liberamente tratti dall’opera “Cinque Madri” di Maria Grazia Calandrone 
la poesia “Quando era primavera” è di Emilio Prados 
scenotecnica Massimo Casada 
costumi Gianluca Melis 
assistente alla scena Paolo Caddeo 
macchinari scenici e progetto pirotecnico Puccio Savioli
voce recitante Antonella Puddu
contributi vocali di Gian Giorgio Cadoni, Alessandro Doro, Michèle Kramers, Francesca Ventriglia
suono Nanni Campus
disegno luci Giordano Baratta
fotografia di scena Margherita Piu
videoriprese Tore Manca
si ringrazia per la preziosa collaborazione Centro Gernika Gogoratuz, Gernika

MUSICHE DELLO SPETTACOLO
Charles Yves, Ibon Koteron, Henryk Gòrecki, Pietro Pirelli, Alexander Mosolov, Gabriel Fauré, Paolo Fresu, Wolfgang Amadeus Mozart  

GUERNICA, DETRITI
[in La vita chiara (transeuropa, 2011)]
 
Il sistema linfatico dei morti sulle rose
le fiamme ancora attorcigliate
alla cinghia dei nervi e volatili eliche
di ciocche: le pose omeriche della materia
semiviva. I sepolti
sopra la terra, se avranno
pietà di noi sembreranno caduti
in un sonno privo di giudizio
come un enorme pasto
di carne umana, sembreranno mischiare con una smarrita
rassegnazione – carne
– sguardi
al fango fumigante di Guernica
abbozzando un sorriso come latte cotto nella polvere, come per dire di una tregua.
 
Rimane nelle fabbriche
da guerra la nostra parte nella
catastrofe, un mondo
non più abituale
che esala i suoi morti
a nostra mortificazione.
 
Siamo fango che dorme, un documento in bianco, tutto il silenzio spinto nell'armatura interna del torace, oggetti
privi
di confine con la terra: qui è perduto il confine
tra corpo e terra.
 
Non io – non ero in pace
con il corpo di terra sollevato
dal battesimo e d'un colpo deposto benché fosse
una cosa che al centro aveva il cuore e il sangue da quel cuore circolava
ancora alla periferia del corpo
di sua madre: tutta lei
è una gora di sangue che crolla
dalla bocca del figlio. Figlio!, il tuo nome
era l'orgoglio della mia bocca, spuntava da solo
dal bianco
degli incisivi, rotolava di sera tra le chiostre
come perle già andate nella pace dell'alba le sue vocali
ché dal primo respiro mattinale
mi cominciava un sorriso
dal petto al pronunciarti.
La bocca spalancata di sua madre
somigliava
al silenzio di un astro.
Questo è quello che avete fatto voi.

Gernika, azione teatrale in quattro movimenti

Gernika è il nome della prima città della storia ad aver subìto un bombardamento aereo a tappeto. La sera del 26 aprile 1937 la furia distruttrice della “legione condor” tedesca e della ”aviazione legiona­ria” italiana, che sperimentavano per la prima volta questa nuova tecnica con freddo cinismo, si abbatté sulla popolazione civile della piccola cittadina Basca uccidendo soprattutto donne e bambini. 
Erano gli anni della guerra civile Spagnola; il generale Franco, con l’aiuto di Hitler e Mussoli­ni, cercava di sostituirsi alla legittima Repubblica. Questa guerra fu un banco di prova per le armi fa­sciste desiderose di assogettare l’intero continen­te, un “anteprima” della Seconda Guerra Mondia­le. Anche antifascisti di tutto il mondo si unirono, combattendo come volontari, alla lotta per la difesa della Repubblica, ma le divisioni all’interno del fron­te, i tradimenti e le tragedie fratricide diedero un macabro presagio per il futuro: gli antifascisti erano divisi, i fascisti uniti. Gli antifascisti perderanno.
La notizia del bombardamento di Gernika scos­se profondamente l’opinione pubblica mondiale, e l’artista Pablo Picasso decise di rappresentare al­l’Esposizione Universale di Parigi il proprio paese con quella “Guernica” destinata a divenire una del­le sue opere più famose, e un simbolo mondiale del­la barbarie di tutte le guerre. 
Lo spettacolo Gernika vuole essere un omag­gio al Pittore ed una riflessione sul ruolo dell’artista di fronte alle atrocità della guerra ed al loro tragico perpetuarsi.
Così scriveva Picasso: “Che cosa crede dunque che sia un artista? Un deficiente che ha soltanto occhi se è pittore, soltanto orecchie se è musicista, soltanto una cetra per tutti gli stati d’animo se è poeta o addirittura soltanto muscoli se è contadi­no? Ma nient’affatto! Egli è allo stesso tempo un essere politico che vive costantemente nella con­sapevolezza degli eventi mondiali distruttivi, scot­tanti o gioiosi, e che si forma in tutto e per tutto secondo la loro immagine. Come sarebbe possibile non avere alcun interesse per gli altri esseri umani e rinchiudersi in una torre d’avorio, indifferenti a quella vita che ci viene offerta in maniera così ab­bondante? No, la pittura non è stata inventata per decorare appartamenti. Essa è un’arma di offesa e di difesa dal nemico.”