RaiRadio3: "Qui Comincia..." 9.2010 / 12.2019

TARKOVSKIJ padre e figlio (10.8.17)

STALKER di Andrej Tarkovskij. l’infelicità come perseguimento di desideri convenzionali: per comprendere se stessi bisogna fare di sé terra bruciata e mettersi in ascolto di quello che resiste. il cupo e fosco fuoco degli occhi dell'amata di Tjutčev. le neuroscienze dicono che la conoscenza modifica la materia fisica del nostro cervello. l’uso continuo delle parole permette ai poeti di collegare zone remote della conoscenza, essi vedono un mondo nuovo nel mondo comune: non un mondo immaginario ma un mondo intero, completo delle sue parti, visibile e invisibile. Arsenij Tarkovskij: “e sulle ginocchia della meraviglia, solo come orfano, pongo me stesso” 

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Ritsos Ghiannis (3.8.17)

Ghiannis Ritsos e il suo impegno sociopolitico nella memoria di Nicola Crocetti. la persona ferita nell'anima e nel corpo che rinasce comunque piena di fiducia. Epitaffio e la grande poesia, che non porta fuori dalla realtà, ma ne offre anzi una visione intera, aggiungendo al visibile l'imperscrutabile. il risarcimento di un uomo dopo un'intera vita di generosità, passione e slancio ideale

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"Effetto notte" e Sanguineti: sequenza (4.6.17)

gli oggetti veri e concreti di Sanguineti nella grande mistura parlante del Novecento, il microcosmo dei conigli di Fibonacci legato ai fiori, lo Stabat Mater, che inquadra Maria ai piedi della croce ed esprime lo stesso sentimento di comunità umana di Effetto notte : l'idea iniziale dell'arte si adatta alle contingenze e alla vita stessa di chi, vivendo, interpreta la vita

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in replica a "Suona l'una" del 7.9.17

Szymborska e Miyazaki: incanto (3.6.17)

l'oggetto d'amore, venuto per salvarci dalla cecità del velo di Maya, è inafferrabile. altrimenti non esisterebbe l'arte. Jung: lasciare traccia di sé nel mondo. quale modo migliore che rivelare agli altri la bellezza del mondo, come fa Szymborska: "miei segni particolari: incanto e disperazione" e Circe, Alcina, Miyazaki e i rispettivi maiali, anch'essi misteriosamente impastati di cielo...

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in replica a "Suona l'una" dell'8.9.17 

Pasolini e Flaiano (5.3.17)

la critica di Flaiano e Pasolini alla borghesia: Flaiano dall'interno della borghesia, Pasolini da un non-luogo mitico. il conflitto fertile e irrisolto di Pasolini tra la compassione (abbracciare il mondo) e lo strappo del desiderio (lo struggimento per un particolare, "teta-veleta"). Pasolini trova in Ninetto Davoli il ragazzino del quale scriveva da vent'anni, ma ne subisce l'abbandono, la feroce ferita dei suoi ultimi anni. l'invettiva di Pasolini contro i Sessantottini. la gioia più fredda e amara del pensiero in Flaiano, sceneggiatore della meschinità dell'antieroe in Africa e della noia dei nuovi ricchi, della caustica nostalgia dell'intellettuale per la sapienza istintiva. l'Italia degli anni Sessanta è "Accattone" ed è "La notte", è un poeta che come un rabdomante cerca ovunque il sacro della sua infanzia, in Africa e nella società dei consumi, perché "ciò che è sacro si conserva accanto alla sua forma sconsacrata". infine, la dignità della gioia: "finché sorriderò tu non sarai perduta" e la doppiezza di Pasolini, capace di un dolorosissimo senso della realtà in risposta al proprio stesso slancio ottimista e vitale.

ascolta la puntata completa di brani musicali sul sito Rai

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