18.2.17 - Zorba il greco / Zalongo

il "povero scribacchino" Kazantzakis e Zorba il greco, che ha l'ardire di beffarsi della propria anima come se avesse dentro di sé una forza superiore all'anima stessa. il corpo collettivo delle cinquantasette donne in volo su Zalongo di Daniele Pietrini. la sintesi di Matisse tra ordine e vitalità, lo slancio originario al quale attingono gli artisti. la natura è una convenzione, per chi osserva le anime.

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12.2.17 - Mafai, Caproni e Mandel'stam

Mario Mafai e la stortura dello sguardo sentimentale sulla realtà che ci fa sentire meno soli, Giorgio Caproni e il suo sguardo sulle periferie romane del dopoguerra. Mio stupendo, mio povero secolo di Osip Mandel'stam, ovvero come i poeti si confrontano con l'ombra della propria contemporaneità e con l'interrogazione razionale che fa cadere la veste di grazia della terra edenica. infine, il sorriso gentile e però indomabile che ci aspettiamo da noi

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11.2.17 - Nella Nobili e la poesia vista dai filosofi (Platone, Sartre, Adorno)

Nella Nobili: operaia, omosessuale, soprattutto poetessa. il rapporto tra la poesia e la così detta "realtà". il compito dei poeti: rimanere umani dentro la disumanizzazione (nazista)  e impegnarsi a  ricostruire la salute del corpo sociale attraverso la ricostruzione del linguaggio. Sartre che attacca i poeti, cadendo in un equivoco storicizzabile e Platone, che si strappa un pezzo d'anima per governare la polis. insomma, Winterson: perché essere felice quando puoi essere normale?

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5.2.17 - Dall'universo nudo (Giovanna Sicari e Cronenberg)

le visioni concrete di "Pasto Nudo", la ricerca del canto originario in Burroughs (e Cronenberg) e nel corale inedito di Giovanna Sicari, che fa luce per tutti aggiungendo ai fatti l'invisibile che vedono i poeti - e l'amore, che ha il desiderio innocente di farci rinascere: imperfetti, e dunque bellissimi...

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4.2.17 - Szymborska: un disincantato stupore

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Szymborska e la regola dello stupore, il canto delle cose precarie, la sua ironia affettiva e la prova d’amore alla quale ci chiamano i migranti
 
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