Riviste e quotidiani nazionali

artapart (30.9.16)

foto Isidoro Vasta

in artapart (30.9.16)

io cerco che la vita sia all’altezza del canto
 
poi, ci siamo sedute
vicine, senza spazio tra i corpi, senza rispetto
di quello che chiamate “spazio vitale”: voi, tutti, qui, occupati
a difendere l’aria, la libertà, a dimenticare
l’umano che cerca la vicinanza
come un bambino
 
poi, ci siamo sedute
sul marciapiede
e abbiamo fatto un pezzo di Somalia
– montuoso, ondulato, colorato,
sconnesso
e fermo – un pezzo di fusione
di nove corpi
neri
in terra straniera
 
ci hanno dato qualcosa, dei fazzolettini. una prima accoglienza. sandali, infradito e marciapiede. solo una di noi
sta di profilo, parla, fa sorridere
un’altra
 
la riga bianca del sorriso. poi, il bagliore di un occhio, due, la postura scomposta di una: forse
la più stanca, forse
la più sfacciata. o è la stanchezza, a renderla sfacciata. però, quasi sorride.
 
siamo righe di sabbia
incomprensibile. eppure
basta poco, a conoscere, basta
identificarsi
 
anche la donna
che scrive di noi, lo vedete, sta dando per scontato
che le straniere
siamo noi.
eppure…
eppure…
 
 
Roma, 19.9.2016

Donna moderna anno XXIX n. 3 (11.1.16, Mondadori)

ALDO NOVE, "DONNA MODERNA" anno XXIX n. 3 (11.1.16, Mondadori)

Iniziamo da MGC, organizzatrice di eventi e conduttrice di una imprevedibile trasmissione radiofonica tutta poesia, Qui comincia, che apre al mattino le trasmissioni di Radio 3. Il suo ultimo libro, Serie fossile (Crocetti), è un raro gioiello di parola concentrata allo spasimo, un puro distillato di vissuta e dolorosa sapienza, che comunica un amore dirompente per il creato.

La poesia è donna

La poesia, ovvero l'economicamente inutile (pagina99, 21.3.16)

pagina99

 La poesia, ovvero l’economicamente inutile per eccellenza

“La Giornata Mondiale della Poesia, al contrario di quello che molte menti perspicaci potrebbero pensare, non è AFFATTO identica a una qualsiasi altra giornata dedicata alla poesia per il semplice fatto che, invece  che da un piccolo gruppo di persone, è celebrata dai poeti presenti nei sottoscala affittati di tutto il mondo; ed essendo questo un evento festeggiato (?) in tutto il globo terracqueo,  si spera sarà un minimo più dignitoso di un evento di poesia medio. Ma temo che niente divida un poeta dal suo sottoscala affittato, nemmeno un evento mondiale.

Arturo Casu Calandrone

Uno dei danni non secondari della poesia è che i figli dei poeti sono più intelligenti dei poeti stessi, ma altrettanto provati da quello che mio figlio (quindicenne) definisce “evento di poesia medio”. Perché questo è il nodo della questione: in questo magnifico 21 marzo, che si ripete ogni anno con coerenza, tutti ricordano che i poeti sono vivi. Nei rimanenti 364 giorni (365, negli anni bisestili come il corrente) i poeti lamentano di rimanere sepolti nei più sopra descritti “sottoscala affittati”.

Eppure la poesia, come tutte le arti, ci parla del mondo dal quale proveniamo e del quale tutti abbiamo nostalgia. Quale sia questo mondo, non è dato sapere: amnio materno, platonico mondo delle idee, Paradiso... Ciascuno chiami con il nome che più somiglia alla propria esperienza questo senso di umana nostalgia per una casa che solo le arti e l’amore ci permettono di abitare ancora. Questo luogo dal quale proveniamo, questo mondo realissimo e ultramondano, del quale sentiamo il profumo e la scarica elettromagnetica quando leggiamo Dante, Pasternak, Celan, Lucrezio…

Si tratta di un sentimento che somiglia alla gratitudine e alla perdita di confine, come nell’innamoramento. Si tratta di un suono (è importante che la poesia venga “ascoltata” dalla viva voce) che collega il nucleo vivo di un essere umano al nucleo vivo degli altri esseri umani. Si tratta di compassione.

  1. Il gesto della compassione è un gesto profondamente politico. Parla di un “noi”, antecedente e radicale, in una società che lavora da decenni per ridurci a monadi.
  2. Il gesto dell’inutilità è altrettanto profondamente politico, in una società schiava delle leggi di mercato. E schiava per la maggior parte inconsapevole, automatica. La poesia sta fuori dal mercato. Ed è utile solo per questo. La poesia è l’economicamente inutile per eccellenza. Ed è utile solo per questo: prosegue il gesto superfluo del primo uomo o donna sulla parete della sua grotta.

Cosa avrà spinto quell’uomo o quella donna primordiale a incidere una scena di caccia sulla parete di una grotta, se non la necessità di testimoniare la bellezza del mondo? Una scena di caccia, una scena d’amore, un’incoronazione, un funerale, una festa. Tramandare. Salvare dall’indifferenziato.

Salvare te dall’indifferenziato, te che sei oggetto della mia poesia, perché sei soggetto della mia vita. Che tu sia figlia, padre, madre, amante, o semplice creatura che ho incontrato – o della quale ascolto le parole, che vengono da una distanza che nemmeno conosco. Viva o morta che tu sia, attraverso la poesia io: ti conosco e, attraverso di te, conosco il mondo.

Visto? Funziona proprio come l’amore…

Testo a fronte (marcos y marcos, 2015)

Se Ulisse è condannato dagli dei a errare di isola in isola, di avventura in avventura, questa è un po’ anche la “condanna” dei tre poeti italiani che chiudono questa rassegna. Dalle avventure mentali e fisiche al calor bianco narrate con grande forza poetica da Maria Grazia Calandrone

(Franco Buffoni)

                   traduzioni di Johanna Bishop
from LA VITA CHIARA (transeuropa, 2011)

from INVOCATION FOR THE SEA-PERSEPHONE
 
The trunk at its maximum point of expansion
sings like a harmonium
the ducts contracting inside
to modulate the song of the species. Turning over
in the water to touch the ground and bob
back to the surface two or three times making
amphibian movements, taking on
the arctic, mercurial tint of amphibians – the pose
of zero, devoid
of interest: only
thus will you and your whole body pass
from realm to realm.
On the shore, among the browned agaves
they will think it is an occupation
of sun in the veins taking place for all to see –
they will smile in fellowship.
 
Rome, July 11-13, 2007
 
from SERIE FOSSILE (Crocetti, 2015)
 
© – fossil
 
put one hand here like a white blindfold, close my eyes,
flood the threshold with blessings, after
passing through
the green gold of the iris
like a queenly bee
and – mote
by mote,
of gold and winnowed wheat –
turning me
into your hive of light
                             
a bee constellation wheels around the linden
with inhuman wisdom, a gyration of minds sticking fast
to the honey tree
 
                            – it would be reductive to call it love
this necessity of nature
                                         
                                         while a foregone emptiness heals over
without a trace between flower and flower:
                                                             
                                                                      use your mouth, ease the golden
stinger from my heart,
the memory of a flash of light that burnt my human form
in some prehistory
 
where madmen caress stones as if they were children’s heads:
 
                                                                                                    come closer, like the first
among lost things
and that face rises up from stone to smile again
 
5.24.13
 
x – metamorphosis
 
I have saddled my mount, the disc of the sun 
rings out like bronze over the countryside,
                                                                    inspired
                                                                                  by a magnificent ram
 
– transhumance, time out of time
 
a chorus of corollas unfurls at dawn, your flower-eye
cracks open, lets its gaze
settle into the golden vein
of the earth, into the world’s joy at being
                                                                   alive, trodden
by beasts at pasture, which are living
up to life
 
really I...
 
as your whole body
worshipped, said yes
as the bronze of your eyes
worshipped, said yes
 
breach-bloom of wisteria appearing
out of the bitterness of iron
make her happy, black thorn
of wild robinia
make her happy, make her happy, field
of mallow, spread out like a laud
under the blue calm of the mountain:
     
                                                              I serve the animal that worships the sun
 
*
 
take care of her, I was told. yes, said I. love her, I was told. yes, said I. never leave her alone, because through your love she loves herself. and I, could no longer answer
 
the nightingale
 
a nightingale was here. it shouldn’t have been here, but it was here. and sang so long. I made my little silent song and he made his. who knows who he was singing for, maybe just for the sweetness of singing. no purpose, no victory. with life living up to his song.
 
that’s it, sweet Alba, I want life to live up to the song. that’s the trouble and that is the good thing.
 
I dressed you all up in my song of love
I raised you all up, like March grass piercing through
the winter earth, like the bray of a jenny among the fuller’s
teasels, the yellow wing bar
of birds in the sky. your life
answered. your body
answered
my song. then, it went back within the bounds. but the nightingale, out
of time and out of his warm
African land, here, from the heart of the western winter
 
sings, sings on, sings
 
1.4.14

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