Italian Poetry Rewiev (SEF, 2017)

Italian Poetry Review
Plurilingual Journal of Creativity and Criticism
volume x-xi, 2015-2016
(Società Editrice Fiorentina, 2017)

Studio con lampada scialitica
 a Gottfried Benn
 
Adesione del corpo all'altro corpo per mezzo
di una fascia di ghiandole sensibili
verdi malleoli alati con imponenza di bosco.
È leggera la vita, non fosse
per l'ansimare della bestia.
Guardala da vicino. Abbi paura. Chiedi scusa alla bestia per la musa, che non ti lascia
solo nemmeno qui davanti a lei.
Chiedi scusa alla musa per averla portata
sul massiccio facciale della bestia. Con lei,
come un sovrarespiro.
 
Poi abbandona sul tavolo settorio
gli indumenti da lavoro,
accanto al corpo che era stato fatto per rimanere. Lascia qui il tascapane, il libro
e ogni altro frangente. Arriva nudo,
emerso
come una barriera frangiflutti, imponi la colonna delle gambe.
 
Il tavolo è un vassoio
dove tu vieni esposta:
hai i lembi rovesciati
hai la bellezza di un ramo
di una conca
cava,
viene toccato il saldo delle costole come un oracolo dai margini d’oro
pura cornice del cuore sotto la piastra sternale
e la leva del divaricatore fa come
l’amore, ti espone il cuore come per amore.
 
Dopo del nome viene la figura, dopo
l’asportazione del calvarium
tra lamine orbitali
e sopra la farfalla
dello sfenoide si manifesta l’adunata bianca, la massicciata, il vomere
nella sabbia perfetta, l’inarrestabile
avanzata del canto. Anche adesso, anche adesso...
 
Fai parlare la voce di questo corpo
risalendo la legge di natura,
fai parlare anche il marmo, l’imperfetto,
con la voce degli organi, l’uovo
dell’elegia
che contraddice il morto mentre ti affacci
su quanto di lui diventerà
immutabile; fai parlare le ulcere
vegetanti, le sacche ambrate e le schiumature
filamentose, i reflui: i grumi, la compassione, i bozzoli, le bucce
annerite dei globi e tutte
le solide gocce di sangue su questo sasso umano.
 
Non calpestate la terra dove lei ha versato tutta la suggestione del suo corpo come una luce non finita. Il corpo fonde. Chiedi ai musi dei cani. Che ragione, e che altezza.
 
Il suo corpo fondeva sulla terra mentre io sognavo la sua voce che mi diceva aiutami. Per tre notti io potei solo uscire
in quei fiotti di luna, in quei tornanti: stoppie
che mi facevano buttare
l'energia dal corpo come dal fondello di un bossolo.
 
Quelli iniziano a nascere dal buio
con tappi di materia
cicatriziale e larve,
quelli vengono come luci-spia quando li chiami per nome,
pietre che parlano da sole
in un sonno cosciente, l’improvviso
di certi monumenti in direzione del mare.
Tutto è allo stato grezzo. Tutto qui è senza metodo, incompiuto
come un pugno di sale.
Io desidero che mi veniate addosso
con tralci di vite, desidero la pasta dei vostri nomi
nella mia bocca. Tutto
mi farà meno vivo
di questo canto immortale sulla bocca dei morti.
 
Roma, 7 luglio 2011
 
Davanti al morto
 
Sei la cosa più nuda della terra e insieme
la più indecifrabile.
Rilevo le tue tracce. L’abside delle orbite. Il catino pieno
di un male che passa
le dimensioni. Evidenzio
le reazioni del sangue affiorato
durante un’ascensione ora
ferma. Porpora, ocra, fasce
cremisi sottopelle. La vibrazione
lasciata a metà
sotto lo zigomo destro. Ma
compiuta, come certi pallori
dove insisteva l’osso scapolare.
 
Riconosco la tua perfezione.
Il peccato di superbia della fine. Ti riconosco
atto del futuro. Una pre
cognizione perfetta.
 
Esamino il tuo volto. Più nessuna tendenza.
L’altare immacolato della fronte alla fine
del pensiero. Richiuso. Esamino che corpo viene dopo
la tendenza a rinascere. Evidenzio che pure
rinascerai. Richiuso. Puro suono di cosa che si disfa. Pura
dissipazione. Una lanugine bianca
sulle corde. Le muffe
nelle pieghe vocali,
il calcagno bagnato di un’erba azzurrina
e la pace maggiore
nel guscio del cranio. Tutta la tua tendenza a dimenticare
ora
in atto. Evidenzio che tutto è diventato gioia
e tu
sei diventato la gioia
che volevi, quel non andarsene più.
 
Sei orazione infinita. Masso
calcareo. Solo la fine che ora sei. Solo la fine
è infinita. Solo la maschera della solitudine. Richiuso
il cerchio elementare
del serpente della separazione.
 
Così mi dissipo in tutti quelli che sono.
 
Roma, 8 agosto 2011

come giacinti nella viva luce di aprile
 
entravi nella sera con fasci di asparagi e fragole
lucide dentro il cestello della bicicletta
e un odore di carta di pane
che inumidiva al vespro, e di ginocchi
raschiati contro il ruvido dei muri
arsi da quella inerme esposizione
a un’intera giornata di aprile
 
e adesso, nel rosaceo stupendo della sera, ora che i muri
esalano un calore umano
tra le tenere fruste dell’erba, e un sentore di viole
spande il suo irrazionale
alito tra gli sguardi, rivivi nel rettangolo di cielo e marmo
della soglia, fermo nel dolce male della tua grazia
 
Roma, 4 marzo 2013

Zibaldone (Valencia, 1.17)

in Zibaldone. Estudios Italianos, n° 9 - Universidad de Valencia, enero 2017
Veintidós poetas para un nuevo milenio antología de Juan Pérez Andrés
Traducción de Berta Gonzalez Saavedra

Maria Grazia Calandrone es poetisa, artista visual, performer, autora y presentadora en Radio 3 de la RAI. Escribe para “il manifesto”, “la 27 ora” y “Poesia” y ha colaborado con raiLetteratura y Cultbook. Desarrolla laboratorios en escuelas, cárceles y centros de salud mental.
Ha publicado los siguiente títulos: La scimmia randagia (Crocetti, 2003 – premio Pasolini Opera Prima), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005), La macchina responsabile (Crocetti, 2007), Sulla bocca di tutti (Crocetti, 2010 – premio Napoli), Atto di vita nascente (LietoColle, 2010), L'infinito mélo, pseudoromanzo con Vivavox, cd de sus lecturas de sus propios textos (Sossella, 2011), La vita chiara (Transeuropa, 2011), Serie fossile (Crocetti, 2015 – premios Marazza y Tassoni, rosa Viareggio), Per voce sola (ChiPiùNeArt, 2016) colección de monólogos teatrales, dibujos y fotografías, con un cd adjunto de Sonia Bergamasco con EstTrio y Gli Scomparsi – storie da “Chi l'ha visto?” (Gialla Oro pordenonelegge, 2016); también aparece en Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012). Recopilaciones de sus textos han aparecido en antologías y revistas de numerosos países. Ha llevado a escena en Europa el vídeo-concierto Senza bagaglio. www.mariagraziacalandrone.it

“La poesía es capaz de entrar en contacto inmediato y profundo con los otros. Es, de hecho, lo único que me interesa. La poesía es transversal, abre todas las puertas y salta cualquier formato. Es lo único que me interesa: estar en el mundo individuando la semejanza de los unos con los otros, de los otros conmigo, la mía con los otros. La poesía es colectiva, es salida de la soledad de quien marca a fuego los límites del propio yo. Marcar los límites del yo nos transforma en personas solas, enrocadas, suspicaces, enfadadas. La música emotiva y contagiosa de la poesía, la palabra que habla de todos, puede y debe ser usada en la realidad: en las escuelas, en los centros de salud mental, con los migrantes, para recordarnos que todos somos parte de un mismo sonido.” (Maria Grazia Calandrone)
 
De La vita chiara (Transeuropa, 2011)
de CINQUE MADRI

vinisteis a nosotros como hermanos nuestros, [...]
y en los días más duros de nuestra guerra
Dolores Ibárruri

III. Guernica, detritos
 
El sistema linfático de los muertos sobre las rosas
las llamas todavía retorcidas
en la correa de los nervios y volátiles hélices
de mechones: los descansos homéricos de la materia
semiviva. Los sepultados
sobre la tierra, si tienen
piedad de nosotros, parecerán caídos
en un sueño sin juicio
como una enorme comida
de carne humana, parecerá que mezclan con una perdida
resignación – carne
– miradas
con el fango humeante de Guernica
esbozando una sonrisa de leche cocida en el polvo, como si dijéramos de tregua.
 
Queda en las fábricas
de guerra nuestra parte en la
catástrofe, un mundo
ya no habitual
que exhala sus muertos
para nuestra mortificación.
 
Somos fango que duerme, un documento en blanco, todo el silencio introducido en la armadura          
                                                                                                               [interna del tórax, objetos
sin
frontera con la tierra: aquí se ha perdido la frontera
entre cuerpo y tierra.
 
Yo no – no estaba en paz
con el cuerpo de tierra alzado en alto
en el bautizo y de golpe caído aunque fuese
una cosa que en el centro tenía corazón y sangre desde ese corazón circulaba
aún por la periferia del cuerpo
de su madre: toda ella
es un embalse de sangre que se derrama
de la boca del hijo. ¡Hijo!, tu nombre
era el orgullo de mi boca, asomaba él solo
entre el blanco
de los incisivos, rodaba por la tarde entre los patios,
como perlas que se han ido en la paz del alba, sus vocales
porque desde la primera respiración matinal
nacía en mí una sonrisa
desde el pecho al pronunciarte.
La boca abierta de su madre
semejaba
el silencio de un astro.
Esto es lo que habéis hecho vosotros
 
mayo 2007
 
De Serie fossile (Crocetti, 2015)
carta imaginaria

donde yo era carne, ella era marfil
Pier Paolo Pasolini

alba
de tierna
carne, comprimida
en el exoesqueleto de la ley
 
en el trágico
mes de noviembre
lloraba todo
 
sujétame fuerte, fuera
del límite humano
sujétame como una madre
que abraza en el sueño
 
22 de diciembre de 2013
 
jardín de la alegría originaria
 
tu carne que nace como una llama en la llama verde del campo
yo no creo en mis ojos
 
veo el bronce dorado
del cuerpo que se acerca
yo no creo en mis ojos
 
extraes oro volátil
de tu pecho capaz de provocar amor y me dices entre besos es un milagro
yo no creo en mis ojos
 
toda la hierba y todo el perfume del campo son estupor
este pan dejado en la hierba es estupor y lo es la botella que espuma sobre las flores
 
no te secas la boca
tu belleza no tiene obstáculo
 
en mi sangre hay espacio sin dominio y desde el centro de toda la vida me brota un abrazo grande  
                                                                                                                                  [como el mundo
ya te lo había dicho
en la ciudad, ¿recuerdas? mira, el mundo es grandísimo, es tu amor que se ha hecho hueco
 
medio desnuda, la toalla en el hombro
caminas
con la carne renacida por mis besos
 
con pies de niña
subes las escaleras
subes a escuchar dónde empieza el alma de una criatura viva
 
en el lugar crucial
hay un gran silencio
y un zumbido de mosquitos
el oro de tus labios
la blanca oscilación de tu sangre
 
del cuerpo amado aflora
una claridad que desborda,
todo el cuerpo se vuelve sonido de mar
cómo late tu corazón
y en mi sangre brilla la misma luz
 
de vez en cuando nos reímos de mi pena
que no existan p
alabras más grandes
si pudiera abriría mi pecho, ¿te acuerdas?
invento yo las palabras
invento todo el mundo
para hacerte feliz
 
después, te he dejado marchar como querías
 
no te vayas, decía, echo de menos
lo que soy contigo, esa cosa
capaz, este
espacio aislado que se convierte en tu bien
 
no solo el músculo sufría, toda la zona
alrededor dolía
y el silencio rascaba como una lima y completaba la obra espontánea del dolor
 
¿qué eco, qué luna, qué terrón, qué cráter, cuál
de las altas estrellas de la noche que iluminaron tu boca aún
feliz por el amor, qué piadoso planeta
se ha movido por compasión? ¿qué ha tenido bondad?
 
tu cuerpo ancestral ha dejado su cuerpo astral
 
alba que oscilas sobre las cosas mortales cuando se despiertan
como si no debieran morir
 
esto es lo que sé del amor: las heridas que necesitan años para volverse
carne que quiere volver a ser bendecida por los besos, no la dejes nunca sola
 
Julio 2014
 
De Gli Scomparsi (Pordenonelegge, 2016)
Depuesto el nombre
 
Decía siempre
decidle que la amo
y decidle que he recorrido mucho camino
para amarla.

Decidle que si salían
ángeles y diablos de su boca,
yo veía solo su boca.

Decidle que me habita
para siempre.
Decídselo, os lo ruego. Decía siempre.
 
30 de abril de 2016
 
No tendrás más que la vida
 
Los zapatos no fueron encontrados.
Pero la luz latía coital en el cuerpo de la chica
cristalizado en el testimonio.
Entre los ojos y el vientre
restos de lavadero – un recorrido hacia atrás para establecer las coartadas.
 
El portón estaba cerrado con muchas vueltas de llave.
Ardía como una hostia en la materia
lacrimal de la tarde – con la cabeza enredada entre arbustos
y la obstinada repetición de los giros. Por causas desconocidas
no pudo cumplir su años
cualquier función que tuvieran singularmente pero sí un inmóvil
adiós a la belleza del mundo
calentaba la fibra que resiste
grito de alegría del cuerpo sin dolor.
 
(inédito)
 
la persona que amo era educada
y yo la amé enseguida
porque era la persona más educada
que había conocido
 
la persona que amo la amé enseguida con una emanación ininterrumpida
de gozoso amor
porque era dulce y humana
y se preocupaba por el bien
de todos
 
la persona de hoy
habla para herir
a quien la ama, habla
para enseñarse y no se excusa
y no explica
 
yo, que no creo en la evidencia del mal,
busco la culpa
 
me dicen que esta
es la culpa: no te marches,
no seas precaria
 
dicen que el verdugo es quien ama
 
dicen que la ofensa es obtener
eso que por derecho natural
esperamos al nacer: ser amados
sin condiciones
 
dicen
que la herida
no es la mía, ser abandonada,
que la vergüenza más profunda es
ser
por fin
sin excusas y condiciones
 
por fin amados.
 
19 de mayo de 2015

Superna (Baleari, inverno 16)

The Heroine's Journey (8.9.16)

The Heroine’s Journey di Peter de Kuster (8.9.2016)

What is the best thing that I love about my work? freedom
What is my idea of perfect happiness? freedom. to be near to the others in mutual freedom
What is my greatest fear? become cynical
What is the trait that I most deplore in myself? when I have few time and don’t listen the others
What is my greatest extravagance? claim to be free in a world enslaved to the market economy
On what occasion would I lie? never. please…
What is the influence of role models, in my work and in my life? my models are the great poets who act in the reality. like Boris Pasternak, like Giorgio Caproni
What is the thing that I dislike the most in my work? narcissism
When and where was I the happiest, in my work? to be immediately in contact with the deepest part of the others
If I could, what would I change about myself? I would like to be sweeter and to produce more love
What is my greatest achievement in work? to have changed the lives of some students and some prisoners: some of them started to write after meeting me
What is my most inspirational location, in my city? I write about all and in every places. but the river Tevere is the nearest place to my heart
What is my favourite place to eat and drink, in my city? my home and the houses of my friends
Who is my greatest fan, sponsor, partner in crime? my children…
Whom would I like to work with in the future? with migrants. I already started to work with them. I see that they haven’t just physical and material needs. they need also feelings and nearness
What project, in the nearby future, am I looking forward to work on? I have a videopoetry projects with schools and musicians, in which I will recite also
How can you contact me? through my website www.mariagraziacalandrone.it

al-akhbar (Marocco, 16.7.16)

al-akhbar, 16.7.2016

Intervista a Maria Grazia Calandrone di Ahmed Loughlimi
traduzione di Ahmed Loughlimi

- la sua vita culturale è molto ricca; Lei è poetessa, drammaturga, performer, organizzatrice culturale, autrice teatrale e conduttrice di programmi culturali per la RAI Radio 3, critica letteraria per il quotidiano “il Manifesto”; e per la rivista internazionale “Poesia”... e tante altre attività... di fronte a tutto questo è difficile cominciare quest’intervista con lei ma vorrei iniziare con la poesia:
 
- Quando ha scoperto la magia della poesia e quando ha cominciato a scrivere?
 
Credo che “magia” sia la parola perfetta per descrivere la prima sensazione che ho ricevuto dall’ascolto della poesia. Scrivo “ascolto” e non “lettura” perché è stato durante l’ascolto di una lettura ad alta voce del Notturno di Alcmane che ho scoperto che la poesia era quel che volevo dalla vita. Ero in quinta ginnasio, dunque avevo già letto e studiato poesie, ma il momento della rivelazione è avvenuto così, ascoltando la descrizione di un paesaggio dell’Attica attraverso parole scritte due millenni prima, che hanno avuto il potere di trasportarmi “altrove”. Una volta scoperto questo potere della poesia non si torna più indietro. Si tratta di una forza pari a quella amorosa. Energia pura.
 
- Che cos’è la poesia secondo lei?
 
Stando a quanto ho appena scritto, per me la poesia è un mezzo di trasporto per l’“altrove” pari all’amore. Però, attenzione: con “altrove” non intendo assolutamente dire che la poesia sia una forma di evasione dalla realtà. Tutt’altro. La poesia nasce dalle cose del mondo e dalla indagine sul mondo, è una forma di conoscenza della realtà praticata attraverso le parole. Ma, come tutte le altre arti, indica che “la realtà non basta a nessuno”, come scrive Fernando Pessoa. La realtà, da sola, ci affligge. Tutti gli esseri umani sentono un anelito verso la bellezza: dal primo progenitore della nostra specie, maschio e femmina che fosse, che ha fatto il primo disegno sulla parete della sua caverna. La poesia, le arti e, per altri, le religioni, rispondono al bisogno d’invisibile e di bellezza che pulsa e ferve al centro degli animali umani.
 
- qual è l’utilità della poesia e il suo ruolo nel mondo?
 
In senso universale, utilità e ruolo della poesia sono soddisfare il bisogno di un invisibile “altrove”, come ho appena descritto.
Circoscrivendo la mia risposta alla società occidentale contemporanea nella quale vivo, posso dire che qui e oggi, presso di noi, la poesia serve perché non serve. La civiltà occidentale contemporanea è sopraffatta dall’agonia del mercato e dal capitale. La nostra situazione politica denuncia il proprio vuoto. La nostra umanità non ha utopie verso le quali muoversi. I discorsi della merce e del capitale per un certo tempo hanno prevalso, poi hanno compiuto il proprio corso vitale, il mercato ha mietuto le vittime della sua dittatura invisibile e ora sta esalando i suoi ultimi respiri. Noi europei siamo confusi e in transizione. La storia del mondo vuole che le frontiere sociali, economiche e razziali, si aprano – e ci sono tutte le naturali resistenze della paura di chi si sente assediato e addirittura derubato dall’arrivo degli “altri”. All’interno di questo spettacolo umano la poesia serve a ricordarci che, per gli “altri”, gli “altri” siamo noi, serve ad accomunarci sotto il segno di una indispensabile bellezza. Ripeto: indispensabile.
 
- La poesia può cambiare il mondo e l’essere umano?
 
No, non può, se non in casi rarissimi. Ma può appunto ricordarci a quale utopia dovremmo tendere, può rimetterci in contatto con il nostro bisogno più profondo – e dunque più comune. Per un tempo che si spera non provvisorio, può risvegliare in noi la compassione, il senso di essere parte della comunità umana, vivente e non vivente, visibile e invisibile.
 
- ha scritto tanti libri, tanti articoli …ed ha fatto e sta facendo una cosa molto interessante, secondo me: organizzare incontri con i ragazzi delle scuole e con gli studenti per far amare loro la poesia e per incoraggiarli a scriverla. possiamo insegnare agli altri a diventare poeti? e cosa ha imparato da questi incontri?
 
Rispondo a questa intervista da un treno che mi sta portando a Civitanova, dove svolgerò proprio uno dei laboratori che lei descrive.
Il mio intento non è quello di creare nuovi poeti, tutt’altro! Il mio intento è quello di seminare utopia. Immagino che, dopo aver letto le mie risposte precedenti, sia chiaro cosa intendo. Desidero però aggiungere una cosa: i poeti (gli artisti) conservano probabilmente una memoria più viva di un mondo che ognuno definisce a modo suo: amniotico, edenico, platonico o protoverbale, secondo la dizione dello psicanalista Wilfred Bion. Ebbene, è parlando la lingua di quel mondo che io parlo ai ragazzi – o ai carcerati, o agli ospiti dei Centri di Salute Mentale –, parlando la lingua che Tomas Tranströmer ha definito “lingua invisibile”. Ma approfondirò questo concetto rispondendo all’ultima domanda sulla traduzione.
 
- visto che sta lavorando nel giornalismo culturale ed è anche presente in antologie di poesia, tra le quali Nuovi poeti italiani (Einaudi, 2012); come vede la poesia italiana contemporanea?
 
Tanto ben scritta quanto ininfluente, nella sua gran parte. La poesia italiana soffre di essere letteraria. Nella sua parte migliore è poesia di ricerca, che vuole sfondare i confini tra le arti fino a farsi segno fra i segni. Nella sua parte peggiore è l’ormai usurato lamento dell’io o una denuncia spesso insincera, che desidera primariamente suscitare ammirazione per la sensibilità sociale dello scrivente. Nella sua parte più estesa è buona poesia non ombelicale, che si occupa del mondo perché chi scrive è finalmente riuscito a vederlo.
 
- ha scritto anche il romanzo. cosa ha aggiunto la narrativa alla poesia e cosa ha dato la poesia alla narrativa?
 
Così come il teatro e, da ultimo, il cinema, scrivere prosa o dialoghi, simulando il parlato, aggiunge chiarezza alla poesia e, probabilmente, il lungo esercizio sulla poesia – e dunque sulla densità di lingua e linguaggio – aggiunge esattezza alla prosa.
La poesia esige chiarezza di cuore e di pensiero. È un esercizio umano, prima che letterario.
 
- Il suo libro Serie fossile che parla, diciamo, di una storia d’amore, una filosofia dell’amore; è molto interessante come parla della filosofia dell’amore che è anche vicina alla filosofia dei Sufi… Ci parli della sua filosofia dell’amore; perché l’amore?
 
L’amore ha una sua disciplina e, sebbene come proprio effetto secondario, ci mette in un percorso di crescita spirituale, perché conduce dalla solitudine dell’individuale al binomio di una coppia, come prima tappa. Se l’amore funziona come deve, gli innamorati non si chiudono di nuovo nell’egocentrico Uno-fatto-di-Due, ma si aprono progressivamente all’universale. L’amore che lavora bene: espande, non restringe, non ripiega su se stesso, produce piuttosto un atteggiamento di disponibilità nei confronti dell’altro e del mondo. Per l’innamorato l’altro è l’inizio del mondo. Chi ama come è scritto in Serie fossile ha più bisogno di aver cura dell’altro che di essere amato. La sua gioia più grande consiste nella gioia dell’altro. In questo senso, sì, somiglia molto alla mistica Sufi.
Io non sapevo niente dell’amore, prima di amare. Credevo che l’amore fosse dare e ricevere del bene, nient’altro. Non sapevo che quello che per noi è bene per un altro può essere sconvolgimento e dolore. Ho imparato a non dare niente per scontato, a calare ogni elemento sentimentale, anche la gioia elementare, nell’esperienza biografica e nella realtà di ciascuno. Per raggiungere lo spontaneo e semplice fluire della gioia e del bene da uno a un altro bisogna prima accordare gli strumenti. E bisogna che in entrambi ci siano prima la volontà e poi l’impegno per farlo.
 
- che cos’è l’amore per lei?
 
L’amore è una forma di conoscenza del mondo attraverso l’altro.
L’amore è un viaggio in un altro universo.
È la scoperta che esistono tanti mondi quanti siamo noi esseri viventi.
L’amore è entrare in dialogo con un altro mondo.
Attraverso il corpo dell’altro. Meglio, attraverso la narrazione interiore che fa il corpo dell’altro. Attraverso lo sguardo dell’altro. Attraverso la gioia e il dolore dell’altro, al quale bisogna prestare attenzione e del quale bisogna avere una cura pari a quella che si ha per sé.
L’amore ci sprigiona.
L'amore opera una mutazione genetica.
È l'esperienza sconvolgente di vedere il mondo come avendo vissuto l'esperienza biografica di un altro.
Dopo, non si può più tornare al monolite dell'io.
 
- e che cosa succede quando ci si innamora?
 
Che il mondo appare per la prima volta.
 
- è tradotta in tante lingue : ceco, francese, giapponese, greco, russo, inglese, arabo, romeno, serbo, tedesco…ecc . e anche lei ha tradotto tanti poeti in italiano, secondo lei si può tradurre senza tradire?
 
Sul tema della traduzione, sposo la risposta di Tomas Tranströmer:
quando gli venne chiesto se non temesse di venire tradito dalle traduzioni della sua poesia, Tranströmer rispose che la poesia è comunque traduzione di una “lingua invisibile”.
Se il traduttore è sensibile, dunque – e tanto più se è un poeta – attinge anch’egli alla stessa fonte alla quale ha attinto chi ha scritto la poesia. Proprio attingendo alla “lingua invisibile” e non compiendo una mera traduzione della lettera del discorso, la vibrazione di fondo può rimanere la stessa, ed è anzi più corretto che ciascuna lingua “ricrei” quel suono assecondando la musica delle proprie parole. Certo, è necessario fidarsi dell’orecchio interiore di chi traduce!
 
- lei scrive anche Lo haïku ed ha vinto un premio .. quando ha scoperto questa forma giapponese e come definisce lo haïku?
 
L’haiku ci chiede di essere oggettivi ed essenziali. Le nostre parole devono descrivere, secondo una brevissima forma chiusa, una cosa concreta naturale. Siamo costretti a guardare fuori di noi e a concentrare un sentimento in poche parole. È una lezione di maturità per noi occidentali, per tradizione analitici, prolissi, complessi ed egoriferiti. Si tratta dell’operazione filosofica profonda del semplificare, naturalmente non nel senso della superficialità, ma della profondità e della chiarezza. Un vivificante apprendimento di leggerezza, vista del mondo ed effusione sul mondo.
Il mio contatto concreto con l’haiku è stato casuale: ho scritto i primi testi per partecipare a un concorso indicatomi da un amico e mi sono immediatamente innamorata dell’esercizio interiore che ho appena descritto. Infine, avendo vinto il concorso ed essendo stata mandata in viaggio-premio a Tokyo e Kyoto, sono stata conquistata dalla cultura giapponese, dal suo autocontrollo, vuoto apparente, gentilezza, violenza e soprattutto immobilità. Così, ho scritto un intero libro, Giardino della gioia, utilizzando la tensione all’essenzialità dell’haiku, più che la vera forma alternata in 5-7-5.
 
In poche parole o una se vuole:
 
- Quali sono i libri che hanno segnato Maria Grazia Calandrone? Il settimo sogno. Lettere 1926 Cvetaeva, Pasternak, Rilke. I quaderni di Malte Laurids Brigge, Rainer Maria Rilke
- I suoi film preferiti? In the mood for love di Wong Kar-wai
- I suoi poeti preferiti? Nel tempo: Rainer Maria Rilke, Ted Hughes, Amelia Rosselli, Paul Celan
- Gli alberi? Il tiglio
- La vita? È la vita. E la vita contiene più di una morte.
- La morte? È il limite che ci rende commoventi. E facciamo di tutto per sconfiggerlo.
- I poeti? Creature che cercano di accostarsi al segreto del mondo.
- Le farfalle? La scorsa estate ne è nata una nella mia cucina. Ho visto con i miei occhi cosa vuol dire trasfigurarsi e diventare bellezza. Ho assistito allo stesso fenomeno un’altra volta, mentre guardavo una persona amata avvicinarmisi percorrendo una ventina di metri. Ogni passo aggiungeva luce a luce. Alla fine, sono stata raggiunta da un essere che aveva le ali.
- Gli animali? Il cavallo. La sua fiera libertà. Il suo imbizzarrirsi e il suo portarci. Ho anche fatto un video su questo animale: https://www.youtube.com/watch?v=-tKtmJeb6dk
- L’anima? Sta nel corpo
- Il corpo? È la sola anima disponibile
- L’arte? Ci ricorda chi siamo
- Il sogno? Ci manifesta chi siamo
- Dove si trova la salvezza dell’essere umano? Nell’uscire da sé
- La traduzione? È diventare un altro
- La donna? Una creatura che si doppia
- l’uomo? Una creatura che costruisce
- il teatro? Un esercizio di chiarezza
- La musica? Una strada maestra per la memoria
- La bellezza? Indispensabile
- La notte? Di notte dormo, preferisco il giorno
- Gli amici? Qualcuno che a volte ci salva la vita
- Milano? La conosco poco, l’ho lasciata quando avevo 8 mesi.
- Maria Grazia Calandrone? Una donna che non cede

La pergola del glicine il diciannove aprile
 
è tutta sparsa
nell’azzurro di aprile
la piantagione
 
una splendente
piantagione di sangue
nel cielo vero
 
il profumato
sangue viola del glicine
goccia dal ferro
 
croce di ferro
impalcatura bianca
del nostro sangue
 
la ferramenta
leva al cielo un impasto
carminio e bianco
 
nessun rumore
dai composti di ferro
del nostro cuore
 
quasi immortale
argine di silenzio
nel petto nudo
 
se tu vedessi
che io non sono sola
in questo niente

Deposto il nome
 
Diceva sempre
ditele che la amo
e ditele che ho fatto tanta strada
per amarla.
 
Ditele che se uscivano
angeli e diavoli dalla sua bocca,
io vedevo soltanto la sua bocca.
 
Ditele che mi abita
per sempre.
Diteglielo, vi prego. Diceva sempre.

da Giardino della gioia

volevo scrivere della gioia
 
l’odore del tuo fiato nel cuore
dell’estate
 
il morso
leggero dei tuoi denti proprio all’orlo
 
la luce della luna
getta nelle pozzanghere
il bianco degli astri

*
l’ombra semplice del corpo in amore
l’oscillazione
dei monili sul collo
 
e lo smalto dei denti 
sfolgora, nudo
 
la tua lingua
s’impunta chiara fra le labbra scure

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IL SILENZIO PERFETTO DELL'AMORE
Stanescu, Murakami, Kim Ki-Duk: gli innamorati stanno nell’assoluto. a volte feriti, trasfigurati e sfigurati. ma solo a loro è dato conoscere cosa sia la così detta “realtà”
RAIRadio3 19.12.15 ascolta
 
Radio 3 su Sylvia PLATH - 25.5.14
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"Pochi avvenimenti, felicità assoluta" - il caso Clara SCHUMANN - 13.12.13
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