al araby (29.4.17)

 AL ARABY, 29 aprile 2017
traduzione di Mustafa QOSSOQSI
لن تملكي شيئاً سوى الحياة
 ماريّا غراتسيا كالاندروني
 2017 أبريل 29

بسبب شعاع

بعد انفصال نجمة أُمّ
يشيح الكون نظره بعيون وحشٍ بريقها أبيض

*
بسبب شعاع الشمس هذا على أواني المطبخ
والوحدة الهادئة للأشياء
وبسبب الحلول المشرق للأشياء في نفسها
نظلّ أحياء

نيسان 2014

■ ■ ■

الثمار المهجورة

بينما كنتَ تهجرُني
كان الثعلب ينشئ عَرينَه
في رسم الرأس الجميل المتأمّل
على المخدّة الهامدة
رائحة الوحش البرّية كانت تمتزج برائحة شعرك الأليفة

شكل أصهب غير قابل للتدجين
كان يعشّش في الأسود النهائيّ لشعرك
دجّنيني
كنت تقول
دجّنيني

بينما كنتَ تهجرُني
كان الوحش يلقي بوزنه الشتائيّ
هناك حيث اندلق عسلُ القبلة الأخيرة

حولنا، كانت الحديقة كلّها تتجدّد
والطيور تنقر الثمار المهجورة

ها أنذا. عدت إلى عرين الوحش
لأحافظ على بيت الفرح نظيفاً

21 /7 /2015
(من "حديقة الفرح"، قيد النشر)

■ ■ ■

لن تملكي شيئاً سوى الحياة

لم يُعثرْ على أثرٍ للحذاء
إلا أنّ الضوءَ الجنسيّ كان يطأ جسد الفتاة
المتجمّد في شهادته
بين العينين والبطن آثار مغسَل – مسار عكسيّ لتحديد أدلّة البراءة
الباب الكبير كان مقفلاً عدّة مراّت

كانت تتوهّج مثل رُقاقة خبز في المادّة الدمعيّة للمساء المتأخرّ– رأسُها عالقٌ بين الشجيرات والتكرار الشرس للدورات
لأسباب غامضة لم تتمكّن من إتمام سنوات عمرها بصرف النظر عن وظيفة كلٍّ سنة على حدة
لكن وداعاً ساكناً لجمال العالم كان يلفح الألياف الصلبة
كصيحة فرح في جسد خالٍ من الألم

(من "المفقودون"، 2016)

بطاقة

ماريّا غراتسيا كالاندروني، من مواليد ميلانو عام 1964، ومن سكان روما حالياً: شاعرة، وكاتبة مسرحيّة، وفنانة بصريّة وأدائيّة، ومذيعة في راديو "راي 3"، تكتب في "إل كورييري ديلاّ سيرا"، و"إل مانيفستو"، و"بويزيّا" (شعر). تدير ورشات شعرية في المدارس، والسجون، وكذلك مع مرضى الألزهايمر والمهاجرين، وتساهم في برامج إذاعيّة وتلفزيونيّة أدبيّة.

من مؤلّفاتها: "القرد المتشرّد" (2003 ، جائزة بازوليني للعمل الأوّل)، "الآلة المسؤولة" (2007)، "على كلّ فم" (2010)، "فعل حياة ناشئة" (2010)، "الحياة الواضحة" (2011). نشرت نصوصها في أكثر من أنطولوجيا ومجلّة أدبيّة في بلدان عدة، من بينها أنطولوجيا "شعراء إيطاليون جدد 6" (إيناودي، 2012)

* ترجمة عن الإيطاليّة: مصطفى قصقصي

da Giardino della gioia, inedito
 
dopo il distacco di una stella madre l’universo
si volta
con il bagliore bianco degli occhi di una bestia
 
*
 
è per questo
raggio di sole sulle stoviglie
per la quieta solitudine
delle cose
e per il luminoso stare
delle cose in se stesse
 
che rimaniamo vivi
 
aprile 2014
 
mentre mi abbandonavi
la volpe
faceva la sua tana
nel calco della bella testa pensante
sul cuscino
immobile
 
un odore selvatico di bestia
si mescolava
all’odore domestico dei tuoi capelli
 
una forma fulva
inaddomesticabile nidificava
nel nero assoluto dei tuoi capelli
 
addomesticami
dicevi
addomesticami
 
mentre mi abbandonavi
la bestia abbandonava il suo peso invernale
dov’è colato il miele
dell’ultimo bacio
 
intorno, tutto il giardino
si rinnovava
e gli uccelli beccavano i frutti in abbandono
 
eccomi. sono tornata
in luogo della bestia
 
per tenere pulita la casa
della gioia
 
21 luglio 2015
 
da Gli Scomparsi (pordenonelegge, 2016)
Non avrai che la vita
 
Le scarpe non vennero ritrovate.
Ma la luce batteva coitale sul corpo della ragazza
cristallizzato nella testimonianza.
Tra gli occhi e il ventre
tracce di lavatoio – un percorso a ritroso per stabilire gli alibi.
Il portone risultò chiuso con molte mandate.
 
Ardeva come un’ostia nella materia
lacrimale del tardo pomeriggio – con il capo impigliato tra gli arbusti
e la pervicace ripetizione dei giri. Per cause sconosciute
non ha potuto compiere i suoi anni
qualsiasi funzione avessero singolarmente ma un immobile
addio alla bellezza del mondo
riscaldava la fibra che resiste
grido di gioia del corpo senza dolore.
 
ottobre 2004

 

Italian Poetry Rewiev (SEF, 2017)

Italian Poetry Review
Plurilingual Journal of Creativity and Criticism
volume x-xi, 2015-2016
(Società Editrice Fiorentina, 2017)

Studio con lampada scialitica
 a Gottfried Benn
 
Adesione del corpo all'altro corpo per mezzo
di una fascia di ghiandole sensibili
verdi malleoli alati con imponenza di bosco.
È leggera la vita, non fosse
per l'ansimare della bestia.
Guardala da vicino. Abbi paura. Chiedi scusa alla bestia per la musa, che non ti lascia
solo nemmeno qui davanti a lei.
Chiedi scusa alla musa per averla portata
sul massiccio facciale della bestia. Con lei,
come un sovrarespiro.
 
Poi abbandona sul tavolo settorio
gli indumenti da lavoro,
accanto al corpo che era stato fatto per rimanere. Lascia qui il tascapane, il libro
e ogni altro frangente. Arriva nudo,
emerso
come una barriera frangiflutti, imponi la colonna delle gambe.
 
Il tavolo è un vassoio
dove tu vieni esposta:
hai i lembi rovesciati
hai la bellezza di un ramo
di una conca
cava,
viene toccato il saldo delle costole come un oracolo dai margini d’oro
pura cornice del cuore sotto la piastra sternale
e la leva del divaricatore fa come
l’amore, ti espone il cuore come per amore.
 
Dopo del nome viene la figura, dopo
l’asportazione del calvarium
tra lamine orbitali
e sopra la farfalla
dello sfenoide si manifesta l’adunata bianca, la massicciata, il vomere
nella sabbia perfetta, l’inarrestabile
avanzata del canto. Anche adesso, anche adesso...
 
Fai parlare la voce di questo corpo
risalendo la legge di natura,
fai parlare anche il marmo, l’imperfetto,
con la voce degli organi, l’uovo
dell’elegia
che contraddice il morto mentre ti affacci
su quanto di lui diventerà
immutabile; fai parlare le ulcere
vegetanti, le sacche ambrate e le schiumature
filamentose, i reflui: i grumi, la compassione, i bozzoli, le bucce
annerite dei globi e tutte
le solide gocce di sangue su questo sasso umano.
 
Non calpestate la terra dove lei ha versato tutta la suggestione del suo corpo come una luce non finita. Il corpo fonde. Chiedi ai musi dei cani. Che ragione, e che altezza.
 
Il suo corpo fondeva sulla terra mentre io sognavo la sua voce che mi diceva aiutami. Per tre notti io potei solo uscire
in quei fiotti di luna, in quei tornanti: stoppie
che mi facevano buttare
l'energia dal corpo come dal fondello di un bossolo.
 
Quelli iniziano a nascere dal buio
con tappi di materia
cicatriziale e larve,
quelli vengono come luci-spia quando li chiami per nome,
pietre che parlano da sole
in un sonno cosciente, l’improvviso
di certi monumenti in direzione del mare.
Tutto è allo stato grezzo. Tutto qui è senza metodo, incompiuto
come un pugno di sale.
Io desidero che mi veniate addosso
con tralci di vite, desidero la pasta dei vostri nomi
nella mia bocca. Tutto
mi farà meno vivo
di questo canto immortale sulla bocca dei morti.
 
Roma, 7 luglio 2011
 
Davanti al morto
 
Sei la cosa più nuda della terra e insieme
la più indecifrabile.
Rilevo le tue tracce. L’abside delle orbite. Il catino pieno
di un male che passa
le dimensioni. Evidenzio
le reazioni del sangue affiorato
durante un’ascensione ora
ferma. Porpora, ocra, fasce
cremisi sottopelle. La vibrazione
lasciata a metà
sotto lo zigomo destro. Ma
compiuta, come certi pallori
dove insisteva l’osso scapolare.
 
Riconosco la tua perfezione.
Il peccato di superbia della fine. Ti riconosco
atto del futuro. Una pre
cognizione perfetta.
 
Esamino il tuo volto. Più nessuna tendenza.
L’altare immacolato della fronte alla fine
del pensiero. Richiuso. Esamino che corpo viene dopo
la tendenza a rinascere. Evidenzio che pure
rinascerai. Richiuso. Puro suono di cosa che si disfa. Pura
dissipazione. Una lanugine bianca
sulle corde. Le muffe
nelle pieghe vocali,
il calcagno bagnato di un’erba azzurrina
e la pace maggiore
nel guscio del cranio. Tutta la tua tendenza a dimenticare
ora
in atto. Evidenzio che tutto è diventato gioia
e tu
sei diventato la gioia
che volevi, quel non andarsene più.
 
Sei orazione infinita. Masso
calcareo. Solo la fine che ora sei. Solo la fine
è infinita. Solo la maschera della solitudine. Richiuso
il cerchio elementare
del serpente della separazione.
 
Così mi dissipo in tutti quelli che sono.
 
Roma, 8 agosto 2011

come giacinti nella viva luce di aprile
 
entravi nella sera con fasci di asparagi e fragole
lucide dentro il cestello della bicicletta
e un odore di carta di pane
che inumidiva al vespro, e di ginocchi
raschiati contro il ruvido dei muri
arsi da quella inerme esposizione
a un’intera giornata di aprile
 
e adesso, nel rosaceo stupendo della sera, ora che i muri
esalano un calore umano
tra le tenere fruste dell’erba, e un sentore di viole
spande il suo irrazionale
alito tra gli sguardi, rivivi nel rettangolo di cielo e marmo
della soglia, fermo nel dolce male della tua grazia
 
Roma, 4 marzo 2013

Zibaldone (Valencia, 1.17)

in Zibaldone. Estudios Italianos, n° 9 - Universidad de Valencia, enero 2017
Veintidós poetas para un nuevo milenio antología de Juan Pérez Andrés
Traducción de Berta Gonzalez Saavedra

Maria Grazia Calandrone es poetisa, artista visual, performer, autora y presentadora en Radio 3 de la RAI. Escribe para “il manifesto”, “la 27 ora” y “Poesia” y ha colaborado con raiLetteratura y Cultbook. Desarrolla laboratorios en escuelas, cárceles y centros de salud mental.
Ha publicado los siguiente títulos: La scimmia randagia (Crocetti, 2003 – premio Pasolini Opera Prima), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005), La macchina responsabile (Crocetti, 2007), Sulla bocca di tutti (Crocetti, 2010 – premio Napoli), Atto di vita nascente (LietoColle, 2010), L'infinito mélo, pseudoromanzo con Vivavox, cd de sus lecturas de sus propios textos (Sossella, 2011), La vita chiara (Transeuropa, 2011), Serie fossile (Crocetti, 2015 – premios Marazza y Tassoni, rosa Viareggio), Per voce sola (ChiPiùNeArt, 2016) colección de monólogos teatrales, dibujos y fotografías, con un cd adjunto de Sonia Bergamasco con EstTrio y Gli Scomparsi – storie da “Chi l'ha visto?” (Gialla Oro pordenonelegge, 2016); también aparece en Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012). Recopilaciones de sus textos han aparecido en antologías y revistas de numerosos países. Ha llevado a escena en Europa el vídeo-concierto Senza bagaglio. www.mariagraziacalandrone.it

“La poesía es capaz de entrar en contacto inmediato y profundo con los otros. Es, de hecho, lo único que me interesa. La poesía es transversal, abre todas las puertas y salta cualquier formato. Es lo único que me interesa: estar en el mundo individuando la semejanza de los unos con los otros, de los otros conmigo, la mía con los otros. La poesía es colectiva, es salida de la soledad de quien marca a fuego los límites del propio yo. Marcar los límites del yo nos transforma en personas solas, enrocadas, suspicaces, enfadadas. La música emotiva y contagiosa de la poesía, la palabra que habla de todos, puede y debe ser usada en la realidad: en las escuelas, en los centros de salud mental, con los migrantes, para recordarnos que todos somos parte de un mismo sonido.” (Maria Grazia Calandrone)
 
De La vita chiara (Transeuropa, 2011)
de CINQUE MADRI

vinisteis a nosotros como hermanos nuestros, [...]
y en los días más duros de nuestra guerra
Dolores Ibárruri

III. Guernica, detritos
 
El sistema linfático de los muertos sobre las rosas
las llamas todavía retorcidas
en la correa de los nervios y volátiles hélices
de mechones: los descansos homéricos de la materia
semiviva. Los sepultados
sobre la tierra, si tienen
piedad de nosotros, parecerán caídos
en un sueño sin juicio
como una enorme comida
de carne humana, parecerá que mezclan con una perdida
resignación – carne
– miradas
con el fango humeante de Guernica
esbozando una sonrisa de leche cocida en el polvo, como si dijéramos de tregua.
 
Queda en las fábricas
de guerra nuestra parte en la
catástrofe, un mundo
ya no habitual
que exhala sus muertos
para nuestra mortificación.
 
Somos fango que duerme, un documento en blanco, todo el silencio introducido en la armadura          
                                                                                                               [interna del tórax, objetos
sin
frontera con la tierra: aquí se ha perdido la frontera
entre cuerpo y tierra.
 
Yo no – no estaba en paz
con el cuerpo de tierra alzado en alto
en el bautizo y de golpe caído aunque fuese
una cosa que en el centro tenía corazón y sangre desde ese corazón circulaba
aún por la periferia del cuerpo
de su madre: toda ella
es un embalse de sangre que se derrama
de la boca del hijo. ¡Hijo!, tu nombre
era el orgullo de mi boca, asomaba él solo
entre el blanco
de los incisivos, rodaba por la tarde entre los patios,
como perlas que se han ido en la paz del alba, sus vocales
porque desde la primera respiración matinal
nacía en mí una sonrisa
desde el pecho al pronunciarte.
La boca abierta de su madre
semejaba
el silencio de un astro.
Esto es lo que habéis hecho vosotros
 
mayo 2007
 
De Serie fossile (Crocetti, 2015)
carta imaginaria

donde yo era carne, ella era marfil
Pier Paolo Pasolini

alba
de tierna
carne, comprimida
en el exoesqueleto de la ley
 
en el trágico
mes de noviembre
lloraba todo
 
sujétame fuerte, fuera
del límite humano
sujétame como una madre
que abraza en el sueño
 
22 de diciembre de 2013
 
jardín de la alegría originaria
 
tu carne que nace como una llama en la llama verde del campo
yo no creo en mis ojos
 
veo el bronce dorado
del cuerpo que se acerca
yo no creo en mis ojos
 
extraes oro volátil
de tu pecho capaz de provocar amor y me dices entre besos es un milagro
yo no creo en mis ojos
 
toda la hierba y todo el perfume del campo son estupor
este pan dejado en la hierba es estupor y lo es la botella que espuma sobre las flores
 
no te secas la boca
tu belleza no tiene obstáculo
 
en mi sangre hay espacio sin dominio y desde el centro de toda la vida me brota un abrazo grande  
                                                                                                                                  [como el mundo
ya te lo había dicho
en la ciudad, ¿recuerdas? mira, el mundo es grandísimo, es tu amor que se ha hecho hueco
 
medio desnuda, la toalla en el hombro
caminas
con la carne renacida por mis besos
 
con pies de niña
subes las escaleras
subes a escuchar dónde empieza el alma de una criatura viva
 
en el lugar crucial
hay un gran silencio
y un zumbido de mosquitos
el oro de tus labios
la blanca oscilación de tu sangre
 
del cuerpo amado aflora
una claridad que desborda,
todo el cuerpo se vuelve sonido de mar
cómo late tu corazón
y en mi sangre brilla la misma luz
 
de vez en cuando nos reímos de mi pena
que no existan p
alabras más grandes
si pudiera abriría mi pecho, ¿te acuerdas?
invento yo las palabras
invento todo el mundo
para hacerte feliz
 
después, te he dejado marchar como querías
 
no te vayas, decía, echo de menos
lo que soy contigo, esa cosa
capaz, este
espacio aislado que se convierte en tu bien
 
no solo el músculo sufría, toda la zona
alrededor dolía
y el silencio rascaba como una lima y completaba la obra espontánea del dolor
 
¿qué eco, qué luna, qué terrón, qué cráter, cuál
de las altas estrellas de la noche que iluminaron tu boca aún
feliz por el amor, qué piadoso planeta
se ha movido por compasión? ¿qué ha tenido bondad?
 
tu cuerpo ancestral ha dejado su cuerpo astral
 
alba que oscilas sobre las cosas mortales cuando se despiertan
como si no debieran morir
 
esto es lo que sé del amor: las heridas que necesitan años para volverse
carne que quiere volver a ser bendecida por los besos, no la dejes nunca sola
 
Julio 2014
 
De Gli Scomparsi (Pordenonelegge, 2016)
Depuesto el nombre
 
Decía siempre
decidle que la amo
y decidle que he recorrido mucho camino
para amarla.

Decidle que si salían
ángeles y diablos de su boca,
yo veía solo su boca.

Decidle que me habita
para siempre.
Decídselo, os lo ruego. Decía siempre.
 
30 de abril de 2016
 
No tendrás más que la vida
 
Los zapatos no fueron encontrados.
Pero la luz latía coital en el cuerpo de la chica
cristalizado en el testimonio.
Entre los ojos y el vientre
restos de lavadero – un recorrido hacia atrás para establecer las coartadas.
 
El portón estaba cerrado con muchas vueltas de llave.
Ardía como una hostia en la materia
lacrimal de la tarde – con la cabeza enredada entre arbustos
y la obstinada repetición de los giros. Por causas desconocidas
no pudo cumplir su años
cualquier función que tuvieran singularmente pero sí un inmóvil
adiós a la belleza del mundo
calentaba la fibra que resiste
grito de alegría del cuerpo sin dolor.
 
(inédito)
 
la persona que amo era educada
y yo la amé enseguida
porque era la persona más educada
que había conocido
 
la persona que amo la amé enseguida con una emanación ininterrumpida
de gozoso amor
porque era dulce y humana
y se preocupaba por el bien
de todos
 
la persona de hoy
habla para herir
a quien la ama, habla
para enseñarse y no se excusa
y no explica
 
yo, que no creo en la evidencia del mal,
busco la culpa
 
me dicen que esta
es la culpa: no te marches,
no seas precaria
 
dicen que el verdugo es quien ama
 
dicen que la ofensa es obtener
eso que por derecho natural
esperamos al nacer: ser amados
sin condiciones
 
dicen
que la herida
no es la mía, ser abandonada,
que la vergüenza más profunda es
ser
por fin
sin excusas y condiciones
 
por fin amados.
 
19 de mayo de 2015

Superna (Baleari, inverno 16)

The Heroine's Journey (8.9.16)

The Heroine’s Journey di Peter de Kuster (8.9.2016)

What is the best thing that I love about my work? freedom
What is my idea of perfect happiness? freedom. to be near to the others in mutual freedom
What is my greatest fear? become cynical
What is the trait that I most deplore in myself? when I have few time and don’t listen the others
What is my greatest extravagance? claim to be free in a world enslaved to the market economy
On what occasion would I lie? never. please…
What is the influence of role models, in my work and in my life? my models are the great poets who act in the reality. like Boris Pasternak, like Giorgio Caproni
What is the thing that I dislike the most in my work? narcissism
When and where was I the happiest, in my work? to be immediately in contact with the deepest part of the others
If I could, what would I change about myself? I would like to be sweeter and to produce more love
What is my greatest achievement in work? to have changed the lives of some students and some prisoners: some of them started to write after meeting me
What is my most inspirational location, in my city? I write about all and in every places. but the river Tevere is the nearest place to my heart
What is my favourite place to eat and drink, in my city? my home and the houses of my friends
Who is my greatest fan, sponsor, partner in crime? my children…
Whom would I like to work with in the future? with migrants. I already started to work with them. I see that they haven’t just physical and material needs. they need also feelings and nearness
What project, in the nearby future, am I looking forward to work on? I have a videopoetry projects with schools and musicians, in which I will recite also
How can you contact me? through my website www.mariagraziacalandrone.it

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