Riviste internazionali

The Heroine's Journey (8.9.16)

The Heroine’s Journey di Peter de Kuster (8.9.2016)

What is the best thing that I love about my work? freedom
What is my idea of perfect happiness? freedom. to be near to the others in mutual freedom
What is my greatest fear? become cynical
What is the trait that I most deplore in myself? when I have few time and don’t listen the others
What is my greatest extravagance? claim to be free in a world enslaved to the market economy
On what occasion would I lie? never. please…
What is the influence of role models, in my work and in my life? my models are the great poets who act in the reality. like Boris Pasternak, like Giorgio Caproni
What is the thing that I dislike the most in my work? narcissism
When and where was I the happiest, in my work? to be immediately in contact with the deepest part of the others
If I could, what would I change about myself? I would like to be sweeter and to produce more love
What is my greatest achievement in work? to have changed the lives of some students and some prisoners: some of them started to write after meeting me
What is my most inspirational location, in my city? I write about all and in every places. but the river Tevere is the nearest place to my heart
What is my favourite place to eat and drink, in my city? my home and the houses of my friends
Who is my greatest fan, sponsor, partner in crime? my children…
Whom would I like to work with in the future? with migrants. I already started to work with them. I see that they haven’t just physical and material needs. they need also feelings and nearness
What project, in the nearby future, am I looking forward to work on? I have a videopoetry projects with schools and musicians, in which I will recite also
How can you contact me? through my website www.mariagraziacalandrone.it

al-akhbar (Marocco, 16.7.16)

al-akhbar, 16.7.2016

Intervista a Maria Grazia Calandrone di Ahmed Loughlimi
traduzione di Ahmed Loughlimi

- la sua vita culturale è molto ricca; Lei è poetessa, drammaturga, performer, organizzatrice culturale, autrice teatrale e conduttrice di programmi culturali per la RAI Radio 3, critica letteraria per il quotidiano “il Manifesto”; e per la rivista internazionale “Poesia”... e tante altre attività... di fronte a tutto questo è difficile cominciare quest’intervista con lei ma vorrei iniziare con la poesia:
 
- Quando ha scoperto la magia della poesia e quando ha cominciato a scrivere?
 
Credo che “magia” sia la parola perfetta per descrivere la prima sensazione che ho ricevuto dall’ascolto della poesia. Scrivo “ascolto” e non “lettura” perché è stato durante l’ascolto di una lettura ad alta voce del Notturno di Alcmane che ho scoperto che la poesia era quel che volevo dalla vita. Ero in quinta ginnasio, dunque avevo già letto e studiato poesie, ma il momento della rivelazione è avvenuto così, ascoltando la descrizione di un paesaggio dell’Attica attraverso parole scritte due millenni prima, che hanno avuto il potere di trasportarmi “altrove”. Una volta scoperto questo potere della poesia non si torna più indietro. Si tratta di una forza pari a quella amorosa. Energia pura.
 
- Che cos’è la poesia secondo lei?
 
Stando a quanto ho appena scritto, per me la poesia è un mezzo di trasporto per l’“altrove” pari all’amore. Però, attenzione: con “altrove” non intendo assolutamente dire che la poesia sia una forma di evasione dalla realtà. Tutt’altro. La poesia nasce dalle cose del mondo e dalla indagine sul mondo, è una forma di conoscenza della realtà praticata attraverso le parole. Ma, come tutte le altre arti, indica che “la realtà non basta a nessuno”, come scrive Fernando Pessoa. La realtà, da sola, ci affligge. Tutti gli esseri umani sentono un anelito verso la bellezza: dal primo progenitore della nostra specie, maschio e femmina che fosse, che ha fatto il primo disegno sulla parete della sua caverna. La poesia, le arti e, per altri, le religioni, rispondono al bisogno d’invisibile e di bellezza che pulsa e ferve al centro degli animali umani.
 
- qual è l’utilità della poesia e il suo ruolo nel mondo?
 
In senso universale, utilità e ruolo della poesia sono soddisfare il bisogno di un invisibile “altrove”, come ho appena descritto.
Circoscrivendo la mia risposta alla società occidentale contemporanea nella quale vivo, posso dire che qui e oggi, presso di noi, la poesia serve perché non serve. La civiltà occidentale contemporanea è sopraffatta dall’agonia del mercato e dal capitale. La nostra situazione politica denuncia il proprio vuoto. La nostra umanità non ha utopie verso le quali muoversi. I discorsi della merce e del capitale per un certo tempo hanno prevalso, poi hanno compiuto il proprio corso vitale, il mercato ha mietuto le vittime della sua dittatura invisibile e ora sta esalando i suoi ultimi respiri. Noi europei siamo confusi e in transizione. La storia del mondo vuole che le frontiere sociali, economiche e razziali, si aprano – e ci sono tutte le naturali resistenze della paura di chi si sente assediato e addirittura derubato dall’arrivo degli “altri”. All’interno di questo spettacolo umano la poesia serve a ricordarci che, per gli “altri”, gli “altri” siamo noi, serve ad accomunarci sotto il segno di una indispensabile bellezza. Ripeto: indispensabile.
 
- La poesia può cambiare il mondo e l’essere umano?
 
No, non può, se non in casi rarissimi. Ma può appunto ricordarci a quale utopia dovremmo tendere, può rimetterci in contatto con il nostro bisogno più profondo – e dunque più comune. Per un tempo che si spera non provvisorio, può risvegliare in noi la compassione, il senso di essere parte della comunità umana, vivente e non vivente, visibile e invisibile.
 
- ha scritto tanti libri, tanti articoli …ed ha fatto e sta facendo una cosa molto interessante, secondo me: organizzare incontri con i ragazzi delle scuole e con gli studenti per far amare loro la poesia e per incoraggiarli a scriverla. possiamo insegnare agli altri a diventare poeti? e cosa ha imparato da questi incontri?
 
Rispondo a questa intervista da un treno che mi sta portando a Civitanova, dove svolgerò proprio uno dei laboratori che lei descrive.
Il mio intento non è quello di creare nuovi poeti, tutt’altro! Il mio intento è quello di seminare utopia. Immagino che, dopo aver letto le mie risposte precedenti, sia chiaro cosa intendo. Desidero però aggiungere una cosa: i poeti (gli artisti) conservano probabilmente una memoria più viva di un mondo che ognuno definisce a modo suo: amniotico, edenico, platonico o protoverbale, secondo la dizione dello psicanalista Wilfred Bion. Ebbene, è parlando la lingua di quel mondo che io parlo ai ragazzi – o ai carcerati, o agli ospiti dei Centri di Salute Mentale –, parlando la lingua che Tomas Tranströmer ha definito “lingua invisibile”. Ma approfondirò questo concetto rispondendo all’ultima domanda sulla traduzione.
 
- visto che sta lavorando nel giornalismo culturale ed è anche presente in antologie di poesia, tra le quali Nuovi poeti italiani (Einaudi, 2012); come vede la poesia italiana contemporanea?
 
Tanto ben scritta quanto ininfluente, nella sua gran parte. La poesia italiana soffre di essere letteraria. Nella sua parte migliore è poesia di ricerca, che vuole sfondare i confini tra le arti fino a farsi segno fra i segni. Nella sua parte peggiore è l’ormai usurato lamento dell’io o una denuncia spesso insincera, che desidera primariamente suscitare ammirazione per la sensibilità sociale dello scrivente. Nella sua parte più estesa è buona poesia non ombelicale, che si occupa del mondo perché chi scrive è finalmente riuscito a vederlo.
 
- ha scritto anche il romanzo. cosa ha aggiunto la narrativa alla poesia e cosa ha dato la poesia alla narrativa?
 
Così come il teatro e, da ultimo, il cinema, scrivere prosa o dialoghi, simulando il parlato, aggiunge chiarezza alla poesia e, probabilmente, il lungo esercizio sulla poesia – e dunque sulla densità di lingua e linguaggio – aggiunge esattezza alla prosa.
La poesia esige chiarezza di cuore e di pensiero. È un esercizio umano, prima che letterario.
 
- Il suo libro Serie fossile che parla, diciamo, di una storia d’amore, una filosofia dell’amore; è molto interessante come parla della filosofia dell’amore che è anche vicina alla filosofia dei Sufi… Ci parli della sua filosofia dell’amore; perché l’amore?
 
L’amore ha una sua disciplina e, sebbene come proprio effetto secondario, ci mette in un percorso di crescita spirituale, perché conduce dalla solitudine dell’individuale al binomio di una coppia, come prima tappa. Se l’amore funziona come deve, gli innamorati non si chiudono di nuovo nell’egocentrico Uno-fatto-di-Due, ma si aprono progressivamente all’universale. L’amore che lavora bene: espande, non restringe, non ripiega su se stesso, produce piuttosto un atteggiamento di disponibilità nei confronti dell’altro e del mondo. Per l’innamorato l’altro è l’inizio del mondo. Chi ama come è scritto in Serie fossile ha più bisogno di aver cura dell’altro che di essere amato. La sua gioia più grande consiste nella gioia dell’altro. In questo senso, sì, somiglia molto alla mistica Sufi.
Io non sapevo niente dell’amore, prima di amare. Credevo che l’amore fosse dare e ricevere del bene, nient’altro. Non sapevo che quello che per noi è bene per un altro può essere sconvolgimento e dolore. Ho imparato a non dare niente per scontato, a calare ogni elemento sentimentale, anche la gioia elementare, nell’esperienza biografica e nella realtà di ciascuno. Per raggiungere lo spontaneo e semplice fluire della gioia e del bene da uno a un altro bisogna prima accordare gli strumenti. E bisogna che in entrambi ci siano prima la volontà e poi l’impegno per farlo.
 
- che cos’è l’amore per lei?
 
L’amore è una forma di conoscenza del mondo attraverso l’altro.
L’amore è un viaggio in un altro universo.
È la scoperta che esistono tanti mondi quanti siamo noi esseri viventi.
L’amore è entrare in dialogo con un altro mondo.
Attraverso il corpo dell’altro. Meglio, attraverso la narrazione interiore che fa il corpo dell’altro. Attraverso lo sguardo dell’altro. Attraverso la gioia e il dolore dell’altro, al quale bisogna prestare attenzione e del quale bisogna avere una cura pari a quella che si ha per sé.
L’amore ci sprigiona.
L'amore opera una mutazione genetica.
È l'esperienza sconvolgente di vedere il mondo come avendo vissuto l'esperienza biografica di un altro.
Dopo, non si può più tornare al monolite dell'io.
 
- e che cosa succede quando ci si innamora?
 
Che il mondo appare per la prima volta.
 
- è tradotta in tante lingue : ceco, francese, giapponese, greco, russo, inglese, arabo, romeno, serbo, tedesco…ecc . e anche lei ha tradotto tanti poeti in italiano, secondo lei si può tradurre senza tradire?
 
Sul tema della traduzione, sposo la risposta di Tomas Tranströmer:
quando gli venne chiesto se non temesse di venire tradito dalle traduzioni della sua poesia, Tranströmer rispose che la poesia è comunque traduzione di una “lingua invisibile”.
Se il traduttore è sensibile, dunque – e tanto più se è un poeta – attinge anch’egli alla stessa fonte alla quale ha attinto chi ha scritto la poesia. Proprio attingendo alla “lingua invisibile” e non compiendo una mera traduzione della lettera del discorso, la vibrazione di fondo può rimanere la stessa, ed è anzi più corretto che ciascuna lingua “ricrei” quel suono assecondando la musica delle proprie parole. Certo, è necessario fidarsi dell’orecchio interiore di chi traduce!
 
- lei scrive anche Lo haïku ed ha vinto un premio .. quando ha scoperto questa forma giapponese e come definisce lo haïku?
 
L’haiku ci chiede di essere oggettivi ed essenziali. Le nostre parole devono descrivere, secondo una brevissima forma chiusa, una cosa concreta naturale. Siamo costretti a guardare fuori di noi e a concentrare un sentimento in poche parole. È una lezione di maturità per noi occidentali, per tradizione analitici, prolissi, complessi ed egoriferiti. Si tratta dell’operazione filosofica profonda del semplificare, naturalmente non nel senso della superficialità, ma della profondità e della chiarezza. Un vivificante apprendimento di leggerezza, vista del mondo ed effusione sul mondo.
Il mio contatto concreto con l’haiku è stato casuale: ho scritto i primi testi per partecipare a un concorso indicatomi da un amico e mi sono immediatamente innamorata dell’esercizio interiore che ho appena descritto. Infine, avendo vinto il concorso ed essendo stata mandata in viaggio-premio a Tokyo e Kyoto, sono stata conquistata dalla cultura giapponese, dal suo autocontrollo, vuoto apparente, gentilezza, violenza e soprattutto immobilità. Così, ho scritto un intero libro, Giardino della gioia, utilizzando la tensione all’essenzialità dell’haiku, più che la vera forma alternata in 5-7-5.
 
In poche parole o una se vuole:
 
- Quali sono i libri che hanno segnato Maria Grazia Calandrone? Il settimo sogno. Lettere 1926 Cvetaeva, Pasternak, Rilke. I quaderni di Malte Laurids Brigge, Rainer Maria Rilke
- I suoi film preferiti? In the mood for love di Wong Kar-wai
- I suoi poeti preferiti? Nel tempo: Rainer Maria Rilke, Ted Hughes, Amelia Rosselli, Paul Celan
- Gli alberi? Il tiglio
- La vita? È la vita. E la vita contiene più di una morte.
- La morte? È il limite che ci rende commoventi. E facciamo di tutto per sconfiggerlo.
- I poeti? Creature che cercano di accostarsi al segreto del mondo.
- Le farfalle? La scorsa estate ne è nata una nella mia cucina. Ho visto con i miei occhi cosa vuol dire trasfigurarsi e diventare bellezza. Ho assistito allo stesso fenomeno un’altra volta, mentre guardavo una persona amata avvicinarmisi percorrendo una ventina di metri. Ogni passo aggiungeva luce a luce. Alla fine, sono stata raggiunta da un essere che aveva le ali.
- Gli animali? Il cavallo. La sua fiera libertà. Il suo imbizzarrirsi e il suo portarci. Ho anche fatto un video su questo animale: https://www.youtube.com/watch?v=-tKtmJeb6dk
- L’anima? Sta nel corpo
- Il corpo? È la sola anima disponibile
- L’arte? Ci ricorda chi siamo
- Il sogno? Ci manifesta chi siamo
- Dove si trova la salvezza dell’essere umano? Nell’uscire da sé
- La traduzione? È diventare un altro
- La donna? Una creatura che si doppia
- l’uomo? Una creatura che costruisce
- il teatro? Un esercizio di chiarezza
- La musica? Una strada maestra per la memoria
- La bellezza? Indispensabile
- La notte? Di notte dormo, preferisco il giorno
- Gli amici? Qualcuno che a volte ci salva la vita
- Milano? La conosco poco, l’ho lasciata quando avevo 8 mesi.
- Maria Grazia Calandrone? Una donna che non cede

La pergola del glicine il diciannove aprile
 
è tutta sparsa
nell’azzurro di aprile
la piantagione
 
una splendente
piantagione di sangue
nel cielo vero
 
il profumato
sangue viola del glicine
goccia dal ferro
 
croce di ferro
impalcatura bianca
del nostro sangue
 
la ferramenta
leva al cielo un impasto
carminio e bianco
 
nessun rumore
dai composti di ferro
del nostro cuore
 
quasi immortale
argine di silenzio
nel petto nudo
 
se tu vedessi
che io non sono sola
in questo niente

Deposto il nome
 
Diceva sempre
ditele che la amo
e ditele che ho fatto tanta strada
per amarla.
 
Ditele che se uscivano
angeli e diavoli dalla sua bocca,
io vedevo soltanto la sua bocca.
 
Ditele che mi abita
per sempre.
Diteglielo, vi prego. Diceva sempre.

da Giardino della gioia

volevo scrivere della gioia
 
l’odore del tuo fiato nel cuore
dell’estate
 
il morso
leggero dei tuoi denti proprio all’orlo
 
la luce della luna
getta nelle pozzanghere
il bianco degli astri

*
l’ombra semplice del corpo in amore
l’oscillazione
dei monili sul collo
 
e lo smalto dei denti 
sfolgora, nudo
 
la tua lingua
s’impunta chiara fra le labbra scure

Pobjeda - Ljubeta Labovic (Montenegro, 3.4.16)

on glif portal za književnost i kulturu (30.5.2016)

intervista del poeta montenegrino Ljubeta Labovic a Maria Grazia Calandrone per il quotidiano "Pobjeda" (3 aprile 2016)

Allegati:
Scarica questo file (Pobjeda - 3 april 2016.pdf)I poeti ora devono cogliere la realtà (\"Pobjeda\" - Montenegro, 3.4.16)[intervista di Ljubeta Labovic per il quotidiano montenegrino \"Pobjeda\"]

Svetski dan(i) poezije (Beograd, 3.16)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   DUBRAVKA DURIC

A poet's inspiration (2.14)

Dubai Culturale (2013)

prefazione di Adonis a "Rosa dell'Animale", di Maria Grazia Calandrone e Amarji (di prossima uscita in Siria e Italia)

Interrogare la domanda
A cura di Asma Gherib

(1)

 - “io mi presento a te come a una nascita”. Dice la donna innamorata.

 - “voglio raggiungere l’anima vegetale in te”. Risponde l’uomo innamorato avanzando verso il principio della vita nella prima casa dipinta sulla mappa dell’esistenza. Solo in questo modo la linfa dell’amore può scorrere dentro l’albero del tempo, il tempo può diventare all’altezza dell’amore e la vita può divenire una festa continua.

(2)

Maria Grazia - Amarji: due rive dello stesso Mediterraneo, una mediorientale e l’altra occidentale. Un solo amore, una sola poesia anche se ognuno dei due ha la propria lingua madre, la propria storia culturale individuale all’interno della quale si ricongiungono comunque in alcune tappe.

Dentro l’Amore-poesia e dentro la Poesia-amore si cancellano le diversità legate alle notizie e agli eventi di ogni giorno.

L’amore come la poesia è creato per essere accomunato allo stesso livello dell’esistenza, ed ha la capacità di oltrepassare le appartenenze etniche, linguistiche e politiche.

(3)

La sostanza essenziale dell’Uomo può mai sentirsi alienata dentro l’anima stessa? E come l’amore può rapirla dalle membra del corpo e gettarla via dentro i dedali dello smarrimento per poi finire a incontrarsi con l’altro, un altro dove andrà a trovare se stessa?

Sembra che l’Uomo viva inizialmente in uno stato d’estraneità dal quale non può uscire se non quando s’innamora, motivo per cui, l’amore è considerato un viaggio verso se stessi che si realizza con la partenza verso l’altro (l’amante).

Così diventa chiaro in che modo le due parti entrano in armonia e come due estremità lontane possano avvicinarsi e abbracciarsi dentro l’Amore-poesia.

In questo sentiero c’è un’alchimia particolare: “Annullare” se stessi per raggiungere una presenza “superiore”, separarsi per ricongiungersi in modo più profondo, più ricco e più solido. E’ la distruzione dell’essenza del “singolare” per innalzare l’essenza dell’amore e del singolare-duale.

(4)

Quando lo sbocciare della sostanza del singolare raggiunge l’apice, esso in realtà da singolare diventa duale. L’alterità è un elemento componente dell’individualità. L’amore è un’emanazione individuale altruista. E non c’è qui alcuna differenza tra ciò che diventa corpo oppure si tramuta in spirito. Ambedue non sono avversari, ma due amici che si fondano in amore: la natura e l’oltre natura si abbracciano in un solo desiderio e un solo sospiro.

(5)

In amore, l’innamorato riconosce la sua anima dentro il corpo e la poesia della persona amata più di quanto la riconoscerebbe dentro i propri versi, questo vale anche per la persona amata.

Il poeta qui è innamorato ed è anche amato, è l’essenza di un altro. Vede se stesso sullo specchio del suo amato, vede ciò che non riesce a vedere sul proprio specchio. E come se la persona amata diventi un mezzo per identificare la propria entità rispetto a quella della persona innamorata, che è in realtà un’identità di riconoscimento e di ricerca.

L’essere dell’innamorato si smembra dentro gli scritti dell’amato, dentro le parole, i ritmi, le immagini, i simboli, la fantasia, le suggestioni e i segni.

E in tutto ciò l’amore permette all’essere di scoprire la sua dimensione verticale e la sua presenza dentro il mondo.

(6)

L’amore è salvezza? E se così fosse, quale sarebbe il suo legame esistenziale con la poesia?

L’amore è il luogo dove si conciliano corpo e spirito, materia ed essenza.

La poesia invece non possiede questo luogo: l’amore sembra essere una risposta, la poesia invece ritengo che assomigli di più a una domanda:

Può una domanda fermarsi a urlare: È questa la risposta finale che cercavo?

Può la poesia rimanere un semplice punto interrogativo, mentre il poeta gode già la felicità di aver raggiunto la risposta, ossia l’amore?

Questo è l’interrogativo che dovrebbe rivolgersi alla domanda.

(7)

Benvenuti: Maria Grazia - Amarji;

benvenuto oh tu amore-poesia/poesia-amore.

Parigi, inizio ottobre 2013
Adonis

Zona Literara n.7-8 (Iaşi – Románia)

Maria Grazia Calandrone (n. Milano, 1964, trăieşte la Roma): poetă, dramaturg, performer,organizatoare de evenimente culturale, autoare şi prezentatoare de programe culturale pentru Radio 3, critic literar pentru cotidianul “il manifesto”, se îngrijeşte de rubrica de poeme inedite “Cantiere Poesia” pentru revista internaţională “Poesia”, colaborează cu trimestrialul de cinema “Rifrazioni”

şi cu revista de artă şi psihanaliză “Il corpo” şi este una dintre coordonatorii colecţiei de poezie “idomani” pentru Aragno Editore. Lucrează la “Ti chiamavo col pianto”, carte-anchetă despre victimele justiţiei pentru minori în Italia.

Cărţi: Pietra di paragone (Tracce, 1998 – ediţie ce a primit premiul Nuove Scrittrici – Noile Scriitoare, 1997), La scimmia randagia (Crocetti, 2003 – premiul Pasolini, Opera Prima), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005) La macchina responsabile (Crocetti, 2007), Sulla bocca di tutti (Crocetti, 2010 – premiul Napoli), Atto di vita nascente (LietoColle, 2010), L’infinito mélo, pseudoromanzo cu Vivavox, cd cu texte ale sale în lectură proprie (luca sossella, 2011) şi La vita chiara (transeuropa, 2011); se află în Nuovi poeti italiani 6 (Einaudi, 2012); a compus, împreună cu Michele Caccamo, Dalla sua bocca. Riscritture da undici appunti inediti di Alda Merini (Zona, 2013); scrie texte de teatru pentru Sonia Bergamasco şi a scris fragmente poematice despre Războiul Civil Spaniol pentru compania internaţională de teatru “Théatre en vol”; grupaje din poemele sale apar în antologii şi reviste din numeroase ţări europene, precum şi din cele două Americi: semnalăm antologiile La realidad en la palabra (Editorial Brujas, 2005), Caminos del agua (Monte Avila Latinoamericanas, 2008) şi Antologia italikes poieses (Odós Panós, 2011); a realizat, pentru Adonis, antologia Voci della Poesia Italiana Contemporanea: Un’Antologia Breve (L’Altro, 2012 – Beirut e Damasco), din care face parte; în 1993 a câştigat a unsprezecea ediţie a premiului Montale pentru manuscris şi în acelaşi an a fost invitată la cele mai relevante festivaluri naţionale şi internaţionale; în 2009-2010 a adus pe scenă, în Italia şi în Europa, videoconcertul Senza bagaglio (finalist “RomaEuropa webfactory” 2009), realizat împreună cu Stefano Savi Scarponi, pentru care s-a interpretat pe ea însăşi în I fiori che lei porta; în 2010, textul său My language is the rose, ales de compozitorul malaezian Chie Tsang, este finalist la “Unique Forms of Continuity in Space”, Melbourne, Australia. Tot în 2010 este aleasă reprezentant al poeziei italiene şi regizată de Lucie Kralova în “Evropa jedna báseň”, documentar televizat în 28.8.2012 la Česká Televize. În 2012 face parte din proiectul RAI TV “UnoMattina Poesia”, collaborează cu Rai Letteratura şi cu muzicianul Canio Loguercio şi câştigă Premiul Haiku al Institutului Japonez de Cultură. În 2013 începe o colaborare cu Cult Book (Rai 3). Poezia sa este tradusă în arabă, cehă, franceză, japoneză, greacă, engleză, iraniană, portugheză, rusă, sîrbă, spaniolă, suedeză, germană şi turcă.

“Poezia Mariei Grazia Calandrone ajunge la cititor prin abundenţă, prin forţă cinetică condusă de o scufundare fluidă şi fluentă a sensului şi a imaginilor. Ia pe neaşteptate şi transportă acolo unde pământul devine necunoscut şi tocmai în acel Alt loc va fi nevoie să se înceapă din nou: să se reordoneze senzaţiile. Calandrone face acest lucru prin descompunerea logicii reprezentative, până când ajunge la o veritabilă “îmbrăţişare” a figurilor, în care limba, versul şi tonurile se amestecă, neoferindu-şi prea mult răgaz. Versificarea sa curge din judecata neaşteptată a inimii până la o decupare precisă a poieticii, care, tocmai pentru “a face poematic”, se abandonează şi se supune.” (Stefano Raimondi, “Pulp”, februarie 2012)

“Problema poeziei este mereu (chiar dacă nu doar atât) o problemă de limbă, de instrumente de expresie, de capacitate de a spune. Poetul care lasă urme e acela care, în coordonatele timpului său, găseşte soluţii la această problemă, identifică un limbaj capabil să străbată enigma lumii, ca şi cum s-ar întâmpla pentru prima dată. Apă, foc, pământ, aer sunt, în această ordine, cele patru elemente care au inspirat părţile celei mai recente cărţi a autoarei, La vita chiara. Este evident că avem de a face cu o cosmogonie; la fel de evident este că pentru a scrie o cosmogonie, aici şi acum, este necesară inventarea unei limbi. Calandrone creează o limbă plină de tranziţii, materială şi a materiei (aruncătorul de flăcări postum / al acestei limbi terestre), coborâtă într-o fizică a cosmosului, în mecanismul biologic, o limbă plină de tendoane, muşchi, nume anatomice, forme naturale (Se activează / între limitele / corpurilor lor enormul / metabolism al pământului); dar nu trebuie să ne lăsăm înşelaţi, nu este vorba doar despre asta: o asemenea limbă a procesului organic este şi o traducere materială a stadiilor mentale şi spirituale ale creaţiei, ale planului metafizic, ca pentru o continuă obiectivare a gândului. Scopul este să se ajungă la spunerea miracolului, Renaşterea, cum se descriu transformările materiei, cu cele două câmpuri întreţesute şi întrepătrunse. Cu o diversitate verbală tehnică, răşinoasă, fosilă – ce rescrie până şi metamorfoza şi panismul lui D’Annunzio – poeta poate intra, umilă şi mândră, în picturile de fundal matematice şi metafizice ale lui Piero delle Francesca, în tablourile negre ale istoriei (de la Guernica la masacrele naziste din Italia), în suflul mistic al Sfintei Teresa din Avila. Odată găsite aluatul lexical şi sonor şi structura metrică (chiar dacă liberă, ca aici), laboratorul poetului e deschis la orice; vocea sa e eliberată de deşeurile confesiunii, de anecdota exclusiv autobiografică: orice element sau poveste este o poveste a cosmosului.” (Daniele Piccini, Cosmogonia di versi e lingua / Cosmogonie de versuri şi limbă, “Corriere della Sera”, 11.12.2011)

din Gli Scomparsi / Dispăruţii inedit
Nu vei avea decât viaţa
Simonetta Cesaroni, Strada Poma, Roma

 
Pantofii nu se mai găsiră.
Dar lumina atingea coital corpul fetei
cristalizat în mărturisire.
Între ochi şi pântece
urme de spălătură – o călătorie în sens invers pentru a stabili scuzele.
Uşa se dovedi a fi încuiată de mai multe ori.
Ardea ca o jerfă în materia
lacrimală a după amiezii târzii – cu capul prins printre arbuşti
şi cu îndărătnica repetiţie a rotaţiilor. Din motive necunoscute
nu a putut ajunge până la ziua sa de naştere
orice funcţie ar avea un individual dar un ferm
adio frumuseţii lumii
încalzea fibra care rezistă
urlet de bucurie al corpului fără durere.
 
Am adăugat un corp transparent în casă
 
Văzându-l că se joacă cu mingea şi observând fluctuaţia scheletică a sufletului
său sub formă de umbră
ce înconjoară eşuările de zbor – orbitele roşii, clopotniţele mingii
pe harta terestră – fetiţa îi spuse dar tu eşti la fel ca mine!: îngenunchiat, simplu
şi rănit în inimă – precum pământul
supravegheat de vibraţiile sferelor
descoperă-ţi structura de animal ridicat.
Dar eu cred că o să te întorci
pe picioarele tale – pentru că înaintai (cu geanta
uşoară, aproape goală) în mod constant către o măsură
internă. Eu
sunt în pace, dată fiind direcţia în care îndrept tăcerea ta.
În faţa tăcerii tale
eu îmi amintesc, eu sunt consumată de frăţie.
Tu eşti acum corp pe care nu-l văd dar care a fost
în mod sigur. E frumos ca iubirea care contemplă
propriul bilanţ de violenţă şi pace, pentru a înţelege la sfârşit
că a construit vizibilul şi invizibilul împreună
precum un turn care poartă în vârf un alt turn, toată fabrica lumii.
 
din Sulla bocca di tutti / Pe buzele tuturor, Crocetti, 2010
Circumstanţa clară
 
Zgomotoasa gingăşie a claviculelor, percuţia potolită
a încordărilor musculare, valvele care în final au abandonat-o
pe pământ, colţul umil pe care îl formează capul
pentru a aşeza zâmbetul
pe coloana crudă a corpului
zice: te-am aşteptat toată viaţa
am văzut viaţa ta în visele mele si toată, noapte
de noapte, îşi găsea rezolvarea în iertare. În anumite momente cruciale
când cerul plin de minunăţie coincidea
cu bula copacilor agitaţi de luna
plină, eu mă trezeam din cauza viselor tale
şi îţi duceam numele ca pe un steag
care se ridica din piept şi mă făcea să fiu
invizibil: din mine
se vedea doar numele tău. Eu ştiam
că am fi ajuns la sfârşit aproape unul de celălalt
indiferent de ce ar fi stat între noi. Acum iată-mă,
sunt aici ca să mă sfârşesc în sfârşitul tău, pentru a-mi trage ultimul suflu
din gura ta
şi a-l sufla prin gura
pe care după tine nimeni nu a mai sărutat-o,
către cer.
 
Ai grijă la carne să nu atingă carnea
(Sant’Anna di Stazzema, 12 august 1944)
 
În acea dimineaţă, mergând
ca şi când încă de pe colină se înţelege că tot satul e luminat de primul foc
al bucătăriilor, auzirăm sunând clopotele
şi am aşteptat.
Când se întorc oamenii sunt tresăriri
de trupuri şi sticlă şi privirea sa devine un pământ nelocuit.
Mulţi deschideau gura şi
erau arşi aşa cum erau. O grămadă de 100
de copii fuse arsă cu aruncătorul de flăcări
pe strada cu trandafiri, strada aceea foarte frumoasă
cu trandafiri. Eu voi reciti lista numelor
până când voi vedea că iese la suprafaţă fiecare zâmbet
din dunga de cenuşă.
Guvernul îmi dădu 47.250 de lire
pentru a mă despăgubi
că la vârsta de şapte ani am avut-o pe mine ca pe un strop de apă
pe binecuvantata mamă. Capul său
ca un frumos instrument dezordonat. Mă întorc în spatele casei în fiecare zi
pe poteca grădinii
şi pentru a auzi în libertate cum se comportă lacurile, migratoarele.
Duminica umple de soare zidurile
satului şi în mirosul pâinii
ne aducem aminte de descărcările de pe câmpurile
muncite şi de ea ascunsă printre damigene şi de cât de mult
vocea ei păta aerul strigând numele meu
pentru că provenea de puţin mai sus de cutia de rezonanţă a inimii.
Tot corpul ei era revelat de numele meu.
Eu într-o solitudine perfectă port
în mine zid cu crăpături
printre care se scurge
pură bucuria, dar nu mă căuta
în alta parte, sunt aceste cuvinte.
 
din Lo stupore di cui eravamo fatti / Uimirea din care eram făcuţi
zece fragmente asupra evoluţiei
în “Nuovi Argomenti”, Mondadori, 2013
1. Verbul
 
La început cuvântul
ajuta una din diferitele specii preumane să formeze mici societăţi şi să se
orienteze în lume:
fu un gest de compasiune care acţiona asupra biologiei
fixând în laringele unei specii două scrisori vocale albe
la început cuvantul
fu un gest moral al biologiei
în punctul în care maimuţa s-a dezlipit de copac nu e sânge
nici durere
ci amprenta morală a unui cuvânt.
 
2. înălţare
 
văd o preponderenţă de grâu şi bucurie
e o înduioşătoare dorinţă de a trăi
în carnea care paşte
printre uriaşe reptile
pe fundul craterului
sau pluteşte pe suporturile cerului
cu voaluri de calcar
pe pagina inferioară a aripilor.
anumite figuri de-a buşilea
iau o poziţie de drepţi pentru a zări pericolul în iarba înaltă.
alte anumite figuri mai puţin superbe
anumite animale albe liniştite
asemănătoare caprelor, continuă să rumege
şi natura le lucrează înăuntru la fel cum sângele terestru lucrează
venele marmurii. în timp ce par
distraşi, ei comunică datorită sângelui
supunerea lor constă
în legăturile cu zăpada
care exaltă gustul sângelui
cei care se ridică în picioare în preistorie vor fi
umani: deformaţi şi izolaţi
aceştia sunt specia
conştientă a timpului
care sare din iarbă.
văd cât de mult semănăm cu pământul. apoi
cu caprele. şi la sfârşit
iată istoria, iată timpul
şi crima.
 
3. Crima
 
eu văd înălţându-se specia mea şi văd înălţându-se
aşchia de os
în timp ce o vibraţie diferită
de cuvânt tremură în mâna celui
care o înalţă
şi o face să vibreze: prima idee de crimă
o nouă răscruce a speciei
între bine şi rău
dezlipeşte-te ca statuetele de nămol
de pe fundul sec al pământului
apoi,
de-a lungul istoriei, vom fi
singurele creaturi
afectate de o dereglare
a speciei: a se elimina asemănările
din cauza abstracţiilor
să contravenim originii noastre.
[…]
 
6. Cetăţenia
 
văzându-te în această perspectivă fără apărare, Roma, vopseaua galbenă
a soarelui pe marmura mausoleelor şi tu disponibilă
ca o mireasă
eşti o treabă vrăjită
o nesupunere
a trecutului
pe grinda cu flori,
unde opera omului străluceşte
cum strălucesc stelele pe mare
şi mărimea tuturor arcadelor depozitează
gloria lor serioasă, puţin
fărâmiţată, pe mantaua neagră a pământului negru
timpul aici nu e liniar, are graţia ultimului zbor
al unui pescăruş pe marea întoarsă pe dos
a lui Massenzio, cu chingile
care ţin în picioare ruina
pe fundalul de foc al pământului
apoi ne-am obişnuit cu pescăruşii, cu această contradicţie primită
de la mare, cu această gură
mută
pe chemările celeste
metropolitane şi lunile clare
ale consolării.
[…]
 
Traducere din italiană de Daniel D. Marin şi Lorena Curiman

STRAW DOGS MAGAZINE (Ellàdos, 2013)

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