nota per un libretto di poesie scolastiche (25.5.17)

Il mondo si cambia sognando un mondo nuovo

Roma, 25 maggio 2017

Faccio questo lavoro nelle scuole perché credo alla misteriosa democrazia della poesia, credo ancora che Orfeo possa commuovere le pietre – e credo che i bambini siano ciascuno sede naturale di poesia. Ma i bambini sono soprattutto generosi, non hanno remore nel consegnarsi, perché sono ancora affascinati dall’avventura di conoscersi.

Dicono infatti che, grazie alla poesia, scoprono parti di sé. Dicono che la poesia è libertà, conoscenza, fantasia, melodia e anche pazienza, di aspettare la parola esatta e giusta. Dicono anche che non si sa cosa sia, che ciascuno lo sa nel proprio intimo e, perciò, è come togliersi la maschera. Hanno ragione.

Dicono che guardano il mondo e poi guardano se stessi e vorrei che scoprissero anche loro che tra se stessi e il mondo non c’è più differenza. Almeno per quel breve momento di grazia durante il quale scrivono e, come fanno i poeti, diventano altro da sé, altri, semplice e complesso mondo. Realtà.

Tanti auguri di cuore, cari ragazzi, per la vostra vita. Che sia libera, che sia a contatto con la verità. Che siate sempre quello che siete, senza far danno a nessuno. E, se farete male, chiedete scusa. Così, sarete voi stessi delle poesie viventi. Ve l’ho ripetuto tante volte: la poesia non è solo sentimento e fantasia, è guardare gli oggetti del mondo, vedere gli altri. E dopo, solo dopo: scriverne. Facendo, con le vostre parole, la musica che avete saputo fare.

Poesia è, infine e soprattutto, andare oltre il disincanto che vorranno insegnarvi, pretendendo di spiegarvi come si vive. Lo imparerete da soli, a vostre spese. Lasciate che vi tengano per mano finché ne avrete bisogno. Ma non permettete a nessuno e a niente di disilludervi. Il mondo non si cambia accettando il mondo per quel che è, il mondo si cambia sognando un mondo nuovo, perché il mondo è fatto di persone e chi crede alla bellezza cambia in meglio il suo pezzo di mondo.

Grazie,
Maria Grazia
nota per il libretto di poesie raccolte dalla maestra Patrizia del Pio, IC "Petrassi"

laboratorio seconde elementari "Morvillo" (19.4.17)

progetto Roma che legge 2017

coro da "Il calamaio" di Gianni Rodari

Per me una poesia è un cuore rosso e molto profondo. (Christian)
La poesia è quando nel nostro cuore c’è pazienza e il coraggio di parlare. (Miriam)
La poesia fa pensare alla calma delle cose. (Laura)
Io ieri ero elettrizzato perché era come se fossi in un’avventura e perché era come se fossi io il personaggio di una fiaba. (Tiziano)
Ho sognato di essere un personaggio volante con ali splendenti e un aiuto misterioso. (Valerio)
Insomma la poesia può / essere tutto tranne: un / colore, uno zaino, un barattolo e una penna. (Flavio)

alcune poesie dei bambini

vicino a casa mia c’è un lago.
io la notte ho paura.
l’amore è dolce.
la frutta è fresca.
la neve è bianca e fredda
Alice

il vento fa volare tutto.
l’argento è molto duro da spaccare.
l’allegria invece è molto dolce
Andrea

la neve luccica e risplende negli occhi.
nel bosco nascono i fiori perché li ha creati la natura.
la natura si è creata da sola
Asia

un gufo saggio disse a suo figlio che ogni stella ha un sogno dentro e quando è notte il sogno che ciascuno sognerà entrerà nella mente delle stelle
Farad

cielo d’oro blu.
cielo nero nascosto.
lupa d’argento e d’oro.
natura matura e dorata
Fiorenza

Mercurio è nascosto con intelligenza
Flavio

la scimmia quando vede uno spazio si avvicina.
il cane con il gatto si vogliono arrampicare nel cielo.
il cielo con il sole vogliono stare nell’erba.
Flavio

nell’amore c’è pure la calma
Laura

Marte e Giove sono dei pianeti oscuri
Linda

l’amore è una gioia calma come la luna.
nella natura ci sono il sole, le cavallette e i laghi
Maria

Giove è un pianeta molto alto vicino al sole
Mario

le ali cadono dal cielo.
il pipistrello non vive su Saturno, vive al chiaro di luna
Mario

il sole va a dormire come un ghepardo assonnato.
l’acqua fresca è bella e lucida.
gli orsi si stancano nel lago
Miriam

nei miei sogni ho sognato di avere le ali e volare nell’aria fresca.
io prima avevo condiviso la bambola, ma ora sono libera
Nicole

nella natura ci sono i lupi, i leoni e le montagne, che sono molto affilate e piene di neve e di palline di ghiaccio.
io ho sognato di volare nel cielo da solo
Robert

le stelle nel cielo blu dormono e sognano grilli e calabroni.
nel lago d’oro c’è una mia amica in mezzo a tutto quello spazio
Simone

la lepre è in piena libertà e segue la striscia d’oro del vento
Tiziano

il sole scalda il bosco e lo illumina come una stella.
la felicità riporta alla terra.
le montagne con la neve sopra e la stella d’oro dell’universo
Valeria

il cielo stellato ha un’intelligenza per sconfiggere la paura
Valerio

la parola luce (Istituto dei Ciechi di Milano, 28.3.17)

"Mehr Licht, Mehr Licht!" Partiamo dalle ultime parole di Goethe e da una interpretazione sul significato che questa affermazione comporta

intervento per Letteralmente Festival all'Istituto dei Ciechi di Milano (28.3.17)

  testi di Maria Grazia Calandrone tradotti in braille
testi di Maria Grazia Calandrone tradotti in braillela prima cosa che ho pensato, rispondendo alla provocazione delle parole di Goethe che mi è stata lanciata, è stata l’espressione di Freud in Introduzione allo studio della psicanalisi: “quando qualcuno parla fa più chiaro”

e Freud, come sappiamo, ha dedicato la sua vita allo studio e all’uso della chiarezza fatta attraverso le parole. tutta la psicanalisi ha origine da questa persuasione di chiarezza che si può fare grazie alle parole

ma le parole servono davvero a fare luce? credo di no, credo sempre più nei fatti

a meno che le parole non siano poesia!

allora si colmano di musica e di senso. la musica dà un senso ulteriore al senso delle parole. ma sono apparizioni momentanee

come scrive Jean-Luc Nancy, la poesia è l’irruzione dell’infinito nel nostro quotidiano

è eccessiva e scomoda, anche secondo Jeanette Winterson, che scrive della lingua dura della poesia:

“duro è il linguaggio della poesia. Ecco cosa ci offre la letteratura: una lingua che ha il potere di dire le cose come stanno. Non è un luogo dove nascondersi. È un luogo dove ritrovarsi

nella storia della poesia che ci ha preceduti era tutto un imperversare di luce – in associazione al divino e all’amore – spesso mescolata al buio:

dal Notturno di Alcmane, pieno di pace naturale e di mostri immaginati “nel fondo cupo del mare” – da Jacopone da Todi (“amore, che dai luce ad omnia c’a luce”) e dal ragionamento di Cavalcanti – indagine su luce e scuritate – dell’amore come un’oscurità che viene da Marte, dunque Amore che è insieme Luce e Buio, perdita di sé – e la donna “fa tremar di chiaritate l’aere”, è luce in sé – ma luce che fa perdere il controllo

Quando l’amante perde il controllo e cade vittima della ferocia di Amore, assiste al crollo della propria integrità. Cavalcanti dà vita sulla pagina a una sorta di “teatro metafisico”, in cui recitano, personificati e astratti, gli «spiriti» (termine scientifico per indicare le diverse facoltà fisiche e psichiche dell’uomo) nei quali si è frantumata l’identità del poeta, la donna, e il tiranno Amore.

a Pasolini, che scrive Lo scandalo del contraddirmi, dialogo postumo con le ceneri di Gramsci, un legame che è anch’esso buio e luce insieme, la luce della storia che lo illumina, ma chiude amaramente con il verso “ma a che serve la luce?”. la stessa ambivalenza di Cavalcanti nei confronti del legame d’amore

Lo scandalo del contraddirmi

Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere
con te e contro te; con te nel cuore,
in luce, contro te nelle buie viscere;

[…] Ma come io possiedo la storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:

ma a che serve la luce?

dunque legami impastati entrambi di luce e buio

oppure, il Novecento ci lascia testi per così dire naturalistici: dal Posto di vacanza di Sereni, poemetto pieno della luce della foce – alle luci dell’alba livornese e alle marine aperte di Giorgio Caproni, alle luci del tramonto di Garcia Lorca – che non ha niente a che fare con il crepuscolarismo

nella poesia contemporanea, invece, la parola luce è usata con parsimonia, proprio per la sua evocazione spirituale

siamo e più che altro dobbiamo essere disincantati. siamo quelli che vengono dopo

stiamo cercando la nostra propria luce. che non può essere quella di Goethe, né – forse – quella della donna angelicata che porta alla divinità

solo Franco Buffoni ha intitolato un libro (che è lo sviluppo in prosa del suo Guerra, dedicato alla figura del padre) proprio con le parole di Goethe Più luce, padre – dove utilizza le parole di Goethe nella loro accezione illuminista – e conversa con il nipote Piero su Dio, guerra e omosessualità, secondo il modello di intellettuale ironico di Richard Rorty, un dialogo all’insegna della democrazia dialettica, in questo caso precisamente dialogante

e, fra gli stranieri, c’è Luce ovunque di Cees Nootebòom, poeta olandese uscito lo scorso anno per Einaudi – che, infatti, ha un raro e forte slancio verso l’eterno e l’infinito

ma che luce possiamo fare noi oggi? luce della ragione, luce dell’intelletto, tenendo alta la guardia delle parole?

la politica ha svuotato di senso le parole, le ha rese inaffidabili: ascoltiamo, leggiamo e siamo DIFFIDENTI

ma il nostro compito di poeti è ADOPERARE LE PAROLE COME PORTE DEL SENSO – ma non come cammino, bensì come INVASIONE come è appunto ben detto nel bellissimo libro di Jean-Luc Nancy La custodia del senso

POESIA COME IRRUZIONE DEL SENSO – CHE È UN ECCESSO DI “ESSERE” – CHE OGNI VOLTA RIPETE L’INFINITO

sembra che questi non siano tempi adatti allo spirito. ma forse sì

fare luce attraverso la parola non significa spiegare, significa SENTIRE E – SENTENDO – APRIRE VARCHI, accordare lo strumento della parola alla coscienza di sé

come dice Andrej Tarkovskij, il regista figlio del grande poeta Arsenji,in un bellissimo documentario di Donatella Baglivo: “la conoscenza ci distoglie dal senso della vita, perché andando in profondità perdiamo in ampiezza”

conoscere vuol dire, dunque, comprendere meno. anche nel senso di: includere meno cose, meno persone, meno oggetti, meno elementi naturali – nella propria visione

la luce illuminista che chiedeva Goethe agli inizi del 1800 ha dunque rivelato il suoi limite

natura, che è "la veste vivente della divinità", come in Spinoza. “Come poeta, io sono politeista; come naturalista, io sono panteista; come essere morale, io sono teista; e ho bisogno, per esprimere il mio sentimento, di tutte queste forme.” Cristo: rivelazione divina del più alto principio della moralità

allora oggi dobbiamo recuperare la chiarezza dell’INTELLETTO D’AMORE del quale parla Dante nella Vita Nova e, nel Convivio, “amor che ne la mente mi ragiona”

cos’è questo intelletto d’amore?

un amore ormai emancipato dal suo oggetto:

si tratta precisamente di CONOSCERE ATTRAVERSO L’AMORE

Stefano Agosti: Dante prende nota sotto l’ispirazione di Amore che gli detta dentro, scrive sotto l’urgenza di una pulsione

conoscere l’altro e conoscere il mondo, accorgersi dell’esistenza di qualcosa fuori di noi. amare un altro significa accorgersi che esiste e, come scriveva Simone Weil, accorgersi che un altro esiste ed è diverso da noi è la cosa più difficile e ardua (“Nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell'altro”)

ma l’altro ci restituisce il dono, perché L’ALTRO È L’INIZIO DEL MONDO

amando un altro e, dunque, lavorando ad accorgerci che un altro esiste, pian piano ci accorgiamo che anche il mondo esiste, che tutto il mondo esiste

non trovo altra strada, per la nostra contemporaneità, che non sia questo “intelletto d’amore” – che diventa apertura e  accoglienza. nei fatti, sto parlando di fatti. perché le parole della poesia sono sentimenti e dunque sono FATTI

fu Lucrezio (I sec. a.C.) a  paragonare i mattoncini che compongono le cose alle lettere che compongono le parole. poesia dunque come cosa concreta, che può condurci per mano verso questa memoria collettiva, che è il senso della collettività umana

preparare i ragazzi attraverso la poesia significa preparare il futuro del nostro paese a conoscere se stesso attraverso il sentire: la poesia è la strada maestra per sorprendere noi stessi conoscendo i nostri sentimenti meno ovvi, fino a scoprire il seme della nostra irripetibile persona – per poi scoprire gli altri e il mondo fuori di noi

questa conoscenza di sé è indispensabile a essere creature – e dunque amanti, genitori, figli, lavoratori, cittadini – responsabili

laboratorio quinte elementari IC "Petrassi" (10-30.11.16)

quando ti dicono all'orecchio non ci provare con lei, non parla. ma tu arrossisci e insisti, perché hai imparato la misteriosa democrazia della poesia – e la bambina legge un'intera poesia e i compagni applaudono e tu e la maestra ingoiate a vuoto. è un momento di grazia, un niente. ma chissà...

laboratorio quinte elementari IC "Poggiali Spizzichino" (26.10.16)


lascia stare la morte,

che non c'è. io

mi ricordo tutto, non ti lascio mai solo

 

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