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Vrabec Anarhist (Slovenia)

intervista di IGOR DIVJAKleggi l’intervista in sloveno

* Nella sua trasmissione alla radio ha detto che in Italia e in Europa dobbiamo avere più comprensione per i profughi. Però l’attuale politica italiana sta prendendo un corso diverso. Quale è il suo punto di vista sulle misure del governo Italiano?

Sono una dei pochi poeti in Italia, forse l’unica, ad aver preso una posizione politica pubblica che non lascia spazio a equivoci. Sono per l’accoglienza.

Prima di tutto, non lasciar morire le persone, poi pensare a come e dove collocarle. Prima di tutto, trovare un’alternativa dignitosa. Poi, se davvero indispensabile, sgomberare gli edifici occupati.

Proprio nelle ore in cui le rispondo, l’orribile governo dei decreti sicurezza, dei porti chiusi e degli sgomberi “mirati”, è caduto. La speranza è che si formi un governo più umano e democratico, migliore anche di quello che ha portato Minniti a fare accordi col Primo Ministro libico.

Spero che, avendo appena sfiorato la dittatura, ovvero il neofascismo social, questa volta saremo più accorti.

* Lei ha fatto laboratori letterari nelle prigioni. Come ha ispirato i prigionieri a scrivere?

Nelle carceri ho scoperto che, in alcuni, la distanza agisce immediatamente come ispirazione. Alcuni cominciano infatti a scrivere proprio in cella.

In genere abbiamo due ore a disposizione, per il laboratorio, ma ogni volta sono insufficienti, è necessario altro tempo. Cominciamo a dialogare, leggo loro poesie scritte in condizioni disperate (Paul Celan, Nazim Hikmet) e ascolto i loro commenti, adoperando la poesia degli altri come tramite per le loro esperienze. I prigionieri hanno un profondo e vero bisogno di essere ascoltati, hanno bisogno di raccontare le loro storie e si sentono toccati dalle parole di chi prima di loro ha abbandonato i cari e ha avuta ristretta la propria libertà.

Accade spesso che alcuni trovino il coraggio di andare in cella a prendere quello che hanno scritto in segreto. Altri raccontano i propri sentimenti improvvisando versi, soprattutto richieste di perdono alle persone care: figli, genitori, fidanzati. Quasi tutti riescono quindi a fare una cosa molto difficile, soprattutto in quel contesto di persone costrette a essere dure per non farsi prevaricare, quasi tutti riescono a vincere il pudore di esprimere quello che sentono. 

Due di loro sono poi diventati poeti veri, una volta usciti hanno pubblicato dei libretti e credo che oggi la loro vita sia più ampia.

* Come giornalista ha fatto tanti viaggi nei paesi stranieri. Però da sempre abita a Roma. Che cosa gli significa la casa, il luogo di nascita?

Per me, purtroppo, non è vero che la casa è ovunque. Mi sento molto a mio agio nel mondo, amo molto le persone e mi piace viaggiare, mi piace tanto guardare, come insegna Wittgenstein. In ogni luogo, imparo qualcosa, non torno a casa mai uguale a prima. Per esempio, dopo il viaggio in Bosnia dello scorso inverno, ho avuto bisogno di molti mesi per comprendere, trovare il modo per raccontare quello che avevo visto e le persone che avevo incontrato e sentirmi di nuovo serena.

Ma faccio la poetessa perché ho sempre sentito bisogno di solitudine. Tornare a casa, per me significa tornare al lusso della solitudine, della riflessione e dello studio. La casa è il luogo dove riavvolgo il filo di me stessa fino all’origine. E, normalmente, riavvolgendolo trovo le persone, quasi più vicine di quando le ho davvero di fronte.

* Le sue poesie sono piene di immagini dinamiche, di verbi imperativi e anche piene di luce. Mi pare come se lei volesse incoraggiare i lettori ad una vita più ottimistica. Crede che poesia può avere questo impatto?

Grazie per questa domanda. Credo che la poesia possa influire profondamente nella nostra vita, perché scavalca di slancio tutte le maschere e le convenzioni, arriva all’essenza delle persone, proprio lì dove siamo tutti uguali. In quel luogo di similitudine, nella “comune umana”, dove si arriva grazie alla poesia, la vita è bellissima, il mondo si spoglia del suo velo e la realtà è più reale, proprio come quando siamo innamorati.

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