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Giardino della gioia (Mondadori 2019 e 2020)

Premio Lerici Pea 2021

finalista Premio Metauro 2021

finalista Premio Pascoli 2020

Una straordinaria energia espressiva caratterizza questo nuovo libro di Maria Grazia Calandrone. Un’energia dirompente che corrisponde, peraltro, alla capacità di rapportarsi con il reale in modo reattivo, singolare e diretto, e che le consente di offrire una testimonianza vitale sulla molteplicità aperta in cui vive la sua esperienza. E sulla materialità dell’esserci, sulla sua presenza e sul suo vuoto, tra vita e pseudo vita, nelle innumerevoli variabili dell’amore (che «sprofonda gli amanti / nella radiosità del mondo vero»), della gioia e del dolore, della sessualità e della morte. Tutto questo nella vicenda quotidiana e insieme nell’avventura, misera e mirabile al tempo stesso, dei corpi, nella «pasta di pane» dell’«affabile carne umana», in un mondo che appare, nelle sue contraddizioni, «radioso e gentile – e così bello, privo di senso: perfetto». Maria Grazia Calandrone compie poi una serrata indagine sul male, con le formidabili sezioni dedicate a casi di cronaca nera. Ma si muove in profondo anche di fronte alla realtà storica del nostro tempo, come nel poemetto reportage sulla Bosnia. L’autrice non si affida al frammentismo delle impressioni, ma ogni volta costruisce un organismo testuale libero eppure di interna e controllata coerenza, nei singoli capitoli come nella ricca unità del libro che qui ci propone. In virtù, poi, di una sensibilità di stile e forma, si muove sulla pagina usando un metro molto duttile, variabilissimo, che va dalla parola-verso alla totale apertura della prosa poetica. Giardino della gioia è un’opera che impone Maria Grazia Calandrone come una delle figure di maggior rilievo nella poesia del nostro tempo. (Maurizio Cucchi)

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IO SONO GLI ALTRI

1. icona con bue

nella fabbrica muta
lavoravamo impasti pesanti
su palchi di lamiera

splendenti, leggerissimi, aurei
poi il pezzo doveva improvvisamente precipitare nel buio

vasche di resti animali
senza compassione e senza rimorso

e altri resti animali cadevano nei secchi del colore
con schizzi a raggiera

trasportavamo i secchi sui bancali
e l’animale non faceva altro che morire
non poteva cambiare la trama

[…]

GIARDINO DELLA GIOIA

ogni cosa che ho visto di te, te la restituisco amata

tutta la vita è stata un esercizio per tornare
al tuo corpo
caldo come la terra

eppure scrivo della solitudine

di cocci d’osso
in conche di sabbia
scavate
con gli occhi delle scimmie che cercano riparo

corpi come scodelle rovesciate
i catini del cranio colmi di cielo

[…]

P – Persona

«Una persona è quello che rimane quando è lontana», questo
l’ho già scritto. Io sono qui
e ti manco, perché ricordo
solo quello che fa bene
ricordare: ho setacciato l’oro
dalla mia vita, l’oro della sabbia
dell’infanzia, quando mia madre mi portava al mare e guardavo per ore
come luccica il mare dai promontori. Non serve ricordare
quando l’amore si trasforma in mostro. Non serve ricordare
quante volte io sono già morta
mentre ero viva. Non serve ricordare
l’abbandono. Una persona è quello che contiene
dopo che la vita
ha lavorato il legno della vita
fino alla midolla, fino a farne una barca leggerissima
che tiene il mare
sotto qualunque cielo. Io ricordo soltanto
il luccicare a perdita d’occhio
della mia vita. Se guardi bene,
vedi una cosa viva. Se guardi bene,
vedi che adesso finalmente sono
solo viva.

Roma, 31 dicembre 2018

Come si dice amore nella tua lingua

«Le lingue non hanno confini, i confini sono solo politici» «Esiste una lingua invisibile alla quale attingiamo tutti» «Ogni scrittura è traduzione di un mondo» «Io attraverso le lingue che conosco in cerca della lingua universale». Questa è la vera avanguardia, la vera
profezia per il futuro della specie.

Fekrì, hubùn, dashùri
sirèl, bhālabāsā, agàpi
uthàndo, ài, jeclahày
süyüü, obichàm, aròha
lyubòv’, hkyithkyinnmayttàr
khairtài, cariàd, upéndo
amour, is bràe, snēhàṁ
maxabbàt, szerelém, rudo,
ādaràya, fitiavàna
liebe, evîn, miq’vàrs.

Continuate in settenari chiari
con questi suoni, nuovi come il mondo
che dicono da prati
e da foreste, igloo, capanne
e palafitte, grattacieli e canoe: io, questo niente
caduto nel sogno della materia, avrò cura di te
fino alla fine del mondo.

Roma, 9 febbraio 2019

video girato per la Fondazione Premio Napoli (5 maggio 2020)
Amore e disamore, poesia e politica, Pasolini e i barconi:
Massimo ZENARI intervista Maria Grazia CALANDRONE su Giardino della gioia
per la Radiotelevisione Svizzera (18 gennaio 2020)
 
guarda Mattia, studente del Liceo Scientifico «Curiel» di Padova, che consiglia Giardino della gioia come lettura ai tempi della DAD (RaiNews24, Il Sabbatico 5.12.20)
leggi alcuni estratti sul blog della Rai

“Quando vedrete il mio caro amore” C.Loguercio & M.Demuru | intro S.Bergamasco legge “Deposto il nome” di M.G.Calandrone da Giardino della gioia

 

a un mese dall’uscita, Giardino della gioia è al sesto posto nella classifica di qualità de «l’Indiscreto»

primo nella classifica «Vanity Fair» di dicembre

Carola Susani in «L’Osservatore Romano» 13.8.20

[…] Per raccontare l’alito di vento e il suo effetto, devi per forza saper raccontare la bonaccia. Mi vengono in mente due persone, due poeti che si muovono in questa direzione, una è Maria Grazia Calandrone, lo slancio si vede con chiarezza nel suo ultimo libro, Il giardino della gioia, l’altro è Daniele Mencarelli, il suo ultimo libro, Tutto chiede salvezza, era quest’anno in cinquina allo Strega.

Tutti e due, in modo molto diverso, sia in poesia che in prosa, marcano stretto il male, marcano stretto il dolore, Calandrone anche l’efferatezza, e riescono a far venire fuori lo slancio, l’amore — il bene, a questo punto davvero indiscutibile.

Leggi la recensione di Guido Monti per «azione» 30.3.20

[…] E potremmo chiamare questa raccolta, il libro della relazione, che qui si svolge in tutte le variegate possibilità delle sue sfumature;

Leggi la recensione di Davide Toffoli per «Avamposto» 4.9.20

[…] dall’indagine sul male – che volendo imporre la parola fine, scinde e produce energia – alla gioia in quanto capacità di reazione ‘fisica’. Non c’è un luogo privilegiato, nessuna logica gerarchica: nel Giardino inevitabilmente ci si moltiplica in «miliardi / di continenti inesplorati».

Laura Pezzino e le libraie di Millelibri per «marie claire» 9.2.20

posso spaziare da classici come Neruda, Majakovskij, Apollinaire e Rafael Alberti, a contemporanei come Maria Grazia Calandrone che fanno riferimento a una ricerca d’amore più universale, politica». La stessa Calandrone, autrice del bel Giardino della gioia (Mondadori), riconosce che poco è cambiato dai tempi in cui Saffo si disperava perché l’amata aveva deciso di sposare un altro: […]
Andrea Cortellessa «Il Sole 24 Ore» 15.12.19

 leggi la versione integrale dell’articolo di Andrea Cortellessa  Maria Grazia Calandrone l’ultrasuono che muove le stelle in «Le parole e le cose» 5.1.20

[…] Se Baobab Experience, piazzale Maslax è l’altro vertice del libro non è perché si “impegni” volontaristicamente a testimoniare dello spazio di solidarietà […] ma perché inventa una lingua per dire chi «impara a cogliere / anche il niente. Il puro esistere»; il Male di un’«oscurità senza inizio né fine», ma anche il Bene possibile di chi «trabocca […] dritto nella porta», quando tira «da venti metri» e, da quel varco, intravede «l’inizio del mondo». Questa salvezza, infatti, non è solo per quelli come Maslax: «guardami / sono la via per l’oro delle galassie».

 

leggi l’intervista di Ernesto Vergani per «Affari italiani» 17.10.19

L’amore è un terremoto che non ci lascia quelli che eravamo prima di essere travolti. Ma quella che resta in piedi dopo l’uragano è la parte più vera di noi.

ascolta l’intervista l’intervista di Concita De Gregorio a Maria Grazia Calandrone e Angelo Branduardi per RADIO CAPITAL 16.10.2019

Concita De Gregorio, «D» di «Repubblica», 9.11.19

Maurizio Cucchi, «la Repubblica» Milano 11.11.19

Jean-Charles Vegliante – leggi la recensione integrale in «Satisfiction» 13.11.19

[…] I tempi brevi del network super-allusivo, magari, non coincidono col chiaro tempo lungo e la riflessività della letteratura, sia essa pure fondamentalmente dialogica, polisemica e transitiva come in questo caso, che diremmo esemplare. E di tutto rispetto. Con una scelta, un montaggio, un’inquadratura comunque soggettive, e (ahimé) effimere. Con quel coraggio della nostra storia e attualità presenti, prive di scappatoia. Con, ancora una volta, pagine di vera “gioia”, carnale e luminosa, che Maria Grazia Calandrone ha dimostrato già di saper trovare e portare alla luce. Senza obsolescenza programmata, fortunatamente:

ogni cosa che ho visto di te, te la restituisco amata
per sempre, per sempre, per sempre

7-13 maggio 2016

(pasto nudo, p. 129).

E così sia.

Francesco Iannone, «Il Foglio» 24.10.19

[…] Giardino della gioia non è una semplice raccolta di poesie, ma un’operazione ben più complessa […] Alla fine, dopo la lettura di questo libro, la gioia, la felicità sembrano davvero possibili.

leggi la recensione di Michele Paoletti, «Poetarum Silva» 15.10.19

[…] Giardino della gioia è un libro pieno di compassione, un libro che percorre la corda sottile che annoda gli esseri umani, le cose vive, le particelle. La compassione si fa ancora più viva nelle sezioni Il disamore e Spam poetry, qui l’autrice vuole mostrarci il rovescio dell’amore, le sue estreme conseguenze, dando voce a vittime, assassini e carnefici che sono stati protagonisti di casi di cronaca nera. Uomini, e soprattutto donne (Nadia Frigerio, Luciana Cristallo, Stefania Albertani, Rosalia Quartararo tra le altre) di cui vengono mostrati fotogrammi delle loro strazianti vicende:

  •  superflua e inutilizzabile, l’energia dell’amore non vissuto
  • si trasforma in sostanza radioattiva […]

 Mary Barbara Tolusso, «IL PICCOLO» 13.10.19

leggi Come dare l’acqua al basilico recensione di Elena Buia, «L’Osservatore Romano» 19.9.19

Nel Giardino della gioia di Maria Grazia Calandrone crescono piante rigogliose: crescono spinte dalla forza inesorabile e propulsiva dell’amore; crescono in una terrestrità dove il male ne contrasta il cammino, lo slancio, l’affermazione, ma non le può uccidere. […]

 leggi Un libro come organismo vivente recensione di Francesco Borrasso, «Sul Romanzo» 24.9.19

Le sue pagine ci portano fuori dalla nostra casa sicura, ci trascinano nella polvere, ci conducono come fossero una luce dentro il mondo […]

intervista di Laura Pezzino per «GQ» ottobre 2019

Una poesia da Giardino della gioia letta da Sonia Bergamasco come introduzione a un brano di Canio Loguercio in «Repubblica TV» Musica, Canio Loguercio e l’affresco di un’epoca nel brano “Quando vedrete il mio caro amore” – la Repubblica

“darkmatter”: il commento del fisico Brunello Tirozzi

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