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«L’Altrove» (6.3.20)

Intervista di Daniela Leone, «L’Altrove» 6 marzo 2020

1. Domanda tanto facile quanto difficile: Che cos’è per voi la poesia?

Un tramite per conoscere il mondo.

2. E come definireste la vostra?

Uno dei molti tentativi umani di indagare un mistero che – immagino – non sarà mai svelato.

3. Quale eredità vi ha lasciato la poesia femminile italiana?

La strada fatte dalle donne prima di noi ha aperto la nostra: la nostra possibilità di pubblicare, la nostra possibilità di dirigere collane e, soprattutto, ha sgomberato il campo dall’associazione immediata e immeditata tra poesia “femminile” e mielosa effusività sentimentale. Penso a donne come Rossana Ombres o Nella Nobili, da me recentemente riscoperta, soprattutto ad Amelia Rosselli, che ha fatto esplodere il linguaggio e ci ha autorizzate all’invenzione, all’innovazione e al coraggio.

4. Ed esiste un poesia prettamente femminile in Italia?

No.

5. Poesia e social. Qual è la vostra opinione al riguardo?

I social sono il fast-food della poesia, l’ho già detto. Possono servire come esca istantanea, con la stessa funzione di uno spot pubblicitario. Ma poi il “prodotto” poesia ha bisogno di tempo e spazio, di vuoto intorno, per emanare la sua radiazione e fare la sua musica. Essendo, come affermava Pasolini, «inconsumabile», si colloca all’opposto dell’immediatezza e del consumo.

6. Poesia come antidoto, si dice. Ma antidoto a cosa?

Credo si intenda antidoto al dolore e alla solitudine umani. È in effetti anche questa una funzione della poesia, ma in senso opposto: non perché lenisca o consoli, ma perché dice la verità, non nasconde. Poiché la verità è spesso dolore e solitudine, la vicinanza del poeta, l’evidenza che un poeta abbia già attraversato quei territori desolati (pensiamo a Eliot, a Cvetaeva, a Celan, a Trakl) e ne abbia fatto bellezza, ci fa sentire compresi e ci incoraggia. Personalmente, più che a un antidoto, preferisco pensare alla poesia come a un controcanto collettivo, sociale, alla paura e all’odio. E così ho infatti intitolato il mio intervento a un convegno su poesia e politica.

7.  Se doveste descrivere con tre parole le emozioni provate quando scrivete, quali utilizzereste?

Vuoto, collettività, stupore.

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