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Franco Buffoni, Betelgeuse (Mondadori 2021)

Motivazione finale premio Pagliarani 2022

Il fascino delle nuove poesie di Franco Buffoni sta nella grazia della chiarezza e, insieme, nel rigore della scienza, che l’autore non limita al contenuto dei testi, ma applica al metodo, al controllo etico della propria assoluta chiarità, all’andamento logico. Si tratta dunque di una nuova scienza poetica. Lo sguardo di Buffoni è infatti insieme enorme e microscopico, la sua lingua è dantesca e astrofisica (sempreché le due cose siano difformi), perché noi siamo, per citare lo stesso Buffoni, «società capaci di pensiero astratto» fiorite  «tra gli undici e i quindici gradi» e abitate da strani individui che, come lui, aggiungono peso al peso aereo delle parole, perché le parole tornino a essere materia viva, un organo di senso dell’umanità, un tentacolo di pensiero lanciato fin dentro il buio dell’universo, per comprendere a fondo tutto quanto arriviamo a concepire. La poesia, però, a differenza della scienza, instaura paragoni e mette a contatto campi semantici e della conoscenza che spesso distano anni luce nella nostra mente (pensiamo solo al diametro della via Lattea che Buffoni accosta al valore della pensione in lire della poetessa Insana), suscitando una comprensione intuitiva superiore al proprio stesso metodo. È un avvicinare per folgorazioni che verrà dimostrato nel tempo, con le prove, esperimento dopo esperimento. Così, il mistero della profezia è contenuto anche nelle parole spese da Buffoni per Marlowe. Insomma, quello che sembra miracolo è il risultato di una delle più alte facoltà umane: l’ascolto, l’orecchio assoluto. In Betelgeuse un poeta si mette in ascolto dell’Universo e della sua enormità espansiva e poi affonda lo sguardo nel tempo fino a documentare le scoperte recenti sull’evoluzione della nostra specie e a raccontare le mescolanze del colonialismo, con la sua nota passione storica e ironica, spinta fino alla cronaca ultima, al nuovo vocabolario pronunciato dalle labbra della nostra specie durante la pandemia. Cosa potremmo chiedere di più? Forse la piccola poesia d’amore per la bambina che cerca di riattaccare al fiore i petali perduti, che incontriamo verso la fine del libro. Perché questo fa la poesia: riattacca al fiore i petali perduti.

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