Categoria

magari non mi avesse mai abbracciata (carteggi letterari, 2017)

in Deaths in Venice racconti dalla laguna

magari non mi avesse mai abbracciata
 
Venezia, cappella del carcere della Giudecca. Dall’intervista di Franca Leosini a Nadia Frigerio, accusata dell’omicidio della propria madre Eleonora Perfranceschi.
 
Dicono che questo dolore non ne voglia sapere di finire perché ha a che vedere con qualcosa che ti precedeva. Non è così. Tu esisti. E mi hai danneggiata. Sei tu ad aver compiuto contro di me la tua ostinata opera di rimozione.
Mi viene sempre in mente una ruspa gialla, con la benna larga, che allontana una massa di detriti. La massa di detriti è la mia vita, sono io in persona, che vengo spinta fuori dal giardino
senza appello.
Massa di gioia già concepita che viene espulsa. Tagliata fuori. Aborto. Ma ero viva. Madre-cesoia. Veleno Madre. Guardami. Tra il pozzo, le panchine e le file dei panni al sole da ritirare.
 
Guarda l’acqua, che scorre senza forma in una città
dove la terra quasi non è terra
e l’acqua compie il miracolo quotidiano
dell’erosione.
 
lavo le patate per il pasto di mezzogiorno delle detenute. lavo tutto con cura. l’acqua cancella la terra
 
La forma di questo liquido (carbonico e limaccioso
per i detriti che trascina)
è data dagli argini, che contengono
la sua pura energia, coronata da piccole barbe di alghe flottanti.
 
per abitare da mia madre dovevo pagare. siccome non ero una pensionante estranea come la prostituta slava, il mio vantaggio era potermi cucinare pranzo e cena in casa sua. ma ciascuna comprava con i propri soldi. dividevamo pure le bollette. avevamo due linee telefoniche separate
 
Superflua e inutilizzabile, l’energia dell’amore non vissuto
si trasforma in sostanza radioattiva.
 
ero come corrosa. nessuna gioia era limpida, nessuna festa. forse perché le cose belle che mi capitavano contenevano l’amarezza di non potergliele dire
 
Il fiume scorre scavalcando se stesso.
Se stesso è pieno di cose estranee.
Vale anche per gli uomini.
 
mentre ero in coma disse che se morivo lei si vestiva di rosso. me l’ha riferito la vicina di letto
 
Il fiume scorre scavando se stesso
fino alla piana roboante del mare, che dai bastioni
vediamo mulinare
intorno all’isola di San Michele, battere
sulle sponde come bussando
alla porta chiusa
di un cuore lontano.
 
ha più vita la camera adesso che quando lei era viva
 
Le verticali degli argini delle murate sono l’esoscheletro
dell’acqua. La forza brutale, la naturale espansività
dell’acqua, riceve dalla resistenza degli argini e dei pilastri
una consistenza passiva.
 
magari non mi avesse mai abbracciata. magari non mi avesse avvelenato il sangue
con la memoria della sua dolcezza. dura, doveva essere. dall’inizio
 
Esiste solo come direzione, l’acqua. Intendimento cieco della materia
calamitata dalla gravità. La sua forma
esiste come riflesso di un’altra forma, solo in quanto risposta obbligata, atto notorio, documento di altro da sé.
 
lui aveva alle spalle una vita disastrata come la mia. da ragazzo, viveva con i giostrai, poi si era accompagnato a un travestito
 
Tutti abbiamo paura del mare
che fiotta come sangue
contro le barricate.
 
quando si è soli, ci si affeziona pure a un cane. io mi ero affezionata a un cane con un cervello. avevamo una casa. io mi prostituivo saltuariamente
 
L’amore chiede una risposta reale, è fatto di materia che incontra altra materia
e si modifica. Così, apprendiamo l’inimmaginabile. Altrimenti, ci abituiamo alla morte.
La morte è quando non succede più niente.
La morte è quando rimaniamo uguali.
 
l’ho avvolta nella coperta piccola che usava di sera per guardare la televisione, l’ho caricata sulla macchina e l’ho portata via. nessun sentimento. abbiamo fatto della strada sotto l’acqua nel buio verso il bosco. quella che guidava non ero più io. il corpo è ruzzolato giù nel fossato, nel freddo e nel temporale. temevo solo di essere scoperta
 
L’acqua scura che a notte schiuma e batte i pilastri
porta le larve, le barchette e i fantasmi
delle migliaia di lettere non spedite.
 
io cerco l’amore, anche di una donna. ho bisogno di sentirmi amata da una persona. ma in realtà mi aspetto poco. niente. solo una vita amara
 
È qui che va, l’amore non vissuto. Fluisce
fino a dove confluisce
e, dove confluisce, smette
di essere identificabile. Da questa mancanza
di identità, non si torna più indietro.
 
anche la madonna mi ha abbandonata. sto in una solitudine senza madre. piega la testa
sulla mia solitudine, per una volta
guardami ancora come mi guardavi. una volta.
 
 
Roma, 24 ottobre 2016

guarda il video della lettura in “Estate Romana Reloaded” al MAXXI (6.7.17) con introduzione di Andrea Cortellessa: qui nell’abisso del cuore sprofondiamo senza rete, sino a toccare forse la matrice originaria, l’archetipo di un sentimento denso, pesante e senza remissione qual è il disamore: “superflua e inutilizzabile, l’energia dell’amore non vissuto si trasforma in sostanza radioattiva”

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

www.mariagraziacalandrone.it © 2021 - tutti i diritti riservati - Realizzazione sito web: Bepperac Web di Racanicchi Giuseppe