Amarji, La filologia dei fiori (Almutawassit 2020)

La risposta amorosa dei nomi dei fiori

Amarji ha avuto un’idea, molto fertile: introdurre nella lingua poetica molti bellissimi nomi di fiori mai fatti prima e, seguendo le tracce dei nomi dei fiori, un poeta si trova a camminare lungo sentieri mai percorsi, come il giovane Rimbaud che affonda nel profumo dei tigli in una sera di giugno.  

Ma cosa aggiungono alla poesia i bellissimi fiori di Amarji? Cosa vengono a dirci e a regalarci, questi fenomeni naturali pieni di profumi e significati, che il poeta intercetta con i sensi spiegati, come potrebbe intercettarli un’ape in volo?

Amarji è guidato – o meglio, avvinto – dal suono delle parole: la sua ammirazione incantata della natura rivela la natura per quello che realmente è e, insieme, rivela qualche piccolo e grande segreto, qualche riposto significato simbolico, al quale immediatamente crediamo, perché Amarji ha il piglio di un viaggiatore sublunare del quale ci si fida a prima vista, è uno scienziato  sognatore che non vuole convincere di niente, semplicemente dice, ispirato e solo, ma in compagnia di una sterminata comunità interiore.  

Amarji dichiara fin dal titolo un’intenzione analitica: esamina, mette sotto la lente d’ingrandimento – ma cosa? i fiori o la vita stessa? – procedendo per domande, qui e là rivolgendosi ai poeti, qui e là facendo nomi veri e propri di donne e uomini spiritualmente vicini (Forough Farrokhzad, Wallace Stevens, Van Gogh, Bernini, Armstrong, Corrado Govoni, Gottfried Benn, Fabrizio De André…), perché ha intenzione di abbracciare il mondo.

Amarji scavalca confini, a cominciare dai titoli delle poesie, per i quali utilizza una “numerazione” composta di lettere di una delle più antiche tradizioni poetiche europee, quella greca. Ma non solo. Con quelli alfabetici, Amarji scavalca confini geografici, spaziotemporali e tra materie della conoscenza: la cultura poetica e la cultura botanica che l’autore dipana in queste pagine sono entrambe vastissime. E questo ci permette di arrivare alla domanda cruciale: c’è davvero differenza tra scienza e poesia? Ovvero tra Oriente e Occidente della conoscenza umana.

La voce del poeta passa sul mondo e si allontana, portata via dal vento delle steppe, ma lascia la sua risposta, fondamentale e futura.

La risposta che il profumo corporale e immaginifico dei fiori di Amarji ci offre, è che il razionale, materico Occidente e il magico, misterioso Oriente si possono incontrare, partendo dai sentieri della poesia e percorrendoli fino a che siano vita, ciclo continuo di stupore e materia, verità.

In una parola: amore.

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